Quando vennero a prenderci

Quando vennero a prenderci
li scortava una luna gigante
lattea, lassù, da accecare le stelle
Li udimmo dallo zittirsi dei grilli
mentre percorrevano il sentiero
Quando ci aprirono gli occhi
scortandoci fuori all’aperto
vedemmo infine il sorriso imbronciato
di poche stelle scampate
e un chiarore che lento
fagocitava l’inchiostro d’oriente.
L’ufficiale di picchetto era appena un ragazzo
con le ciglia da donna e dei denti
che bucavano il buio come fanali.
Ci scortarono presso il residuo di un muro
qualche soldato cercava di nascondere
uno sbadiglio di sonno, i passi
come fossero ancora nelle strade dei sogni.
Ci bendarono e facemmo appena in tempo
a sentire i grilli riprendere la loro canzone.
Poi il buio, il silenzio, la quieta preghiera del niente.

Salmo 1275: Allontana o Signore

Allontana o Signore l’idiota dalla mia anima

non abbandonare il Tuo servo

in mano al deficiente o al babbeo.

Volgi la strada al possessore di SUV.

Non fare che egli mi parli o Signore

Non abbandonare il Tuo servo

nelle mani dell’ebete appassionato di telefilm

Spegni, o Signore, il suo schermo al plasma

che taccia ogni puntata dei R.I.S.

e la loro dimora sia preda del terribile silenzio

e taccia ogni connessione.

AMEN

Domenica volatile

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Vedo uccelli ma stremati

il becco chino dolente al petto

come già fosse lunedì

e la domenica uccellifera fosse finita.

E forse pensano tristi e sconsolati

al lavoro che li attende.

E allora li vedi balzar nel vuoto 

col loro triste carico di compiti.

Migrano verso le vuote piazze

A CAGAR SULLE TESTE MONUMENTALI DEGLI EROI

(Pino Piccione, “Le piazze poetiche”)

La pizza morta

Ai poeti non piace

la pizza 4 stagioni

Togliete pure le altre tre

e date loro una pizza solo autunnale;

servitela in un trespolo

e lasciatela cader sul tavolo

come le foglie morte di Prevert.

Il poeta, lacrimante grato

vi sarà riconoscente.

(Pino Chef, “La taverna poetica”)

Al Bar dei Poeti

Ci sono momenti in cui il mondo
indossa l’abito della domenica
e sul corpo spande anche qualche goccia
di un profumo vistoso e dozzinale.
Magari sul cielo vaga qualche nube indecisa
sul tragitto da prendere e la strada
è un tappeto di vetri e di polvere.

In quegli attimi ci troverete seduti
in un piccolo bar di provincia
a parlare di versi e di quisquilie.

Nel frattempo un cameriere cupo
preoccupato forse
per la nostra magra ordinazione
ci ronzerebbe attorno come una mosca
sulla carogna prelibata

Incuranti, come non ci fosse un domani
continuiamo a parlare
come se al mondo rimanessero ormai
poche sparute frasi da consumare.

Sotto un cielo di marzo

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Eravamo sotto un cielo di marzo
felici come pulci sul dorso di un cane
non so dirti se eravamo già morti
o appena venuti alla luce
e forse questo non ha alcuna importanza.
Ho solo un ricordo ossessivo:
quel cielo sopra di noi
limpido come cristallo di rocca
giovane come se fosse appena uscito
dalle dita artigiane di Dio.