Giocosa spuma

Giocosa spuma d’acqua
Che s’accarezza il corpo
e si possiede
passandosi attraverso mille rivoli
e va a posarsi là
dove si secca
e un vento può ridarla ad essa stessa
basta che un po’ s’avanzi,
alla risacca

Giocosa spuma d’acqua
Bianca e verde
Quanti grecali porti nei capelli?
Porti lo scafo nero dei battelli
Le sagole, i cordami
Odor di peci
Il palmo di una mano
E il cavo
Del piede di un bambino sulla riva
E quanti amanti stretti negli abbracci?

Gioiosa spuma
Sorella di nessuna
Giacché a nulla assomigli
E a tutte diseguale ora t’appiatti
Contro la lunga riva del mattino
E corri a ritornare verso il largo
Danzando eterna
Tanto sublime a chi
Come tu sai, è mortale

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Sull’ammore

E’ favola che Amore spari a casaccio sulla folla dei cuori. Non ha, che io sappia, nessuna ambizione da baraccone di tiroasegno. Se mai è quell’eterno contadino sfigato, colui cui è dato in sorte un unico campo, anch’esso sfigato, tanto è pieno zeppo di sassi, e per sementi ha pochi semi, per metà ammuffiti.

Finale di partita

Il pedone che tormenti da ore, tingendo gli occhi di finta indecisione, è l’unica mossa in grado di dannarti (questo lo sai meglio dell’avversario che ti sta di fronte e che in ansia cerca di capire dove vuoi arrivare).

Eppure rimandi ancora, benchè sai già che muoverai soltanto e proprio quel pedone, non fosse altro che per la stupita compassione che ti arrecherà la tua sconfitta riflessa sulle pupille del nemico.

Stupore che durerà, comunque, solo un attimo.

Ufficio oggetti smarriti: 2 ironie da camera

“Ogni poesia – ti dissi – è una scala con cui tentare la riconquista delle mura infuocate del Paradiso”. Tu guardavi lontano e, per fortuna, non avevi sentito.

*

Chiesi un cuore più resistente, chiesi un respiro più lento. Mi fu data in vece una mano, la terza, e da allora non seppi far altro che serbarmela in tasca.