Tutto va ben, madama la Marchesa

Alle prime avvisaglie che questo mondo di carta stava prendendo fuoco, che tutta la ammuffitta e polverosa sceneggiatura di un’ottimismo senza ragioni stava accartocciandosi sulla ignara platea, giuro di aver tratto un sospiro di sollievo. “Finalmente – mi dicevo – si capirà che andavamo verso il baratro, che il nulla sorreggeva uno sbrillucicante nulla. Finalmente la smetteremo di osannare il capitalismo come nuovo vangelo. Si capirà che esistono altre verità, altri valori.
Finalmente i capitalisti capiranno che inseguire gli utili non porta profitto e che deificare il profitto sia utile, etc. etc”.
Poi ho capito: Questi continueranno a negare, ad andare avanti con gli occhi foderati di prosciutto e caviale. Diranno che è solo una crisi non un crollo. Che “fra gli spettatori hanno subito danni solo alcune acconciature troppo osè”, che “rifaremo tutto da capo e anche meglio”, etc. etc.
Non so perchè continuo a caderci, a rimanere ancora vittima di questi romanticismi, non so perchè continuo disperato a credere ancora in una improbabile e irrazionale chance per questo disperato cianciare a vuoto della Storia.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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