Fino a dove giungesti gridando

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Fino a dove giungesti gridando

(ed era una notte altissima, priva di suoni.

.

Fino a dove giungesti gridando

erano stanze infinite e passi nervosi d’insonnie.

Fino a dove giungesti gridando

il grido superava la notte,

cullava, lacerando, i polmoni.

.

Agonizzava muggendo impotenza

sui marciapiedi rappresi di buio,

d’indifferenza… Gridavi,

(ma era una notte altissima, priva di suoni)

.

Questo grossomodo il prefatto: una culla

dove riposano i gemiti

d’una creatura ancora indifesa,

un ultimo sguardo al passato, 

giù verso le tue montagne d’aranci

.


Non importa se l’urlo risultava impotente,

essendo l’urlo l’unico appiglio.

E fu dunque naturale

che sgorgasse dalla tua gola.

Sarebbe stato lo stesso se avesti sorriso

(ogni dannazione si eguaglia,

ogni formula magica, si sa, 

è incurante del tono)

.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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