Rilke o della necessità di scrivere

Rilke voleva che lo scrittore si interrogasse seriamente sulla propria “necessità” di scrivere e soltanto dopo averne ricevuto una risposta affermativa dedicasse la sua vita interamente alla letteratura.

Questo metodo mi fa pensare ad un antico precetto degli eremiti della Tebaide (i cosidetti Padri del deserto)  per riconoscere i pensieri mandati da Dio da quelli mandati dai demoni: ” Ad ogni pensiero che ti sopravviene – dicevano i vecchi – Tu domanda. “sei dei nostri o vieni dal Nemico?”. E non potrà non confessartelo.”

Beata ingenuità pre-freudiana!

Il primo caso (che cioè la coscienza risponda con un Si) è dunque ben risolto. Ma se la coscienza rispondesse NO ed ugualmente non ci si potesse risolvere ad accettare tale verdetto come inappellabile? Quanti ebbero una vocazione veramente “necessaria e irrefrenabile”? E’ ancora il caso poi, oggi, di parlare di vocazioni artistiche?

Oppure ancora se la coscienza rispondesse “In verità lo ignoro” ?

Annunci

Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...