Desaparecidos

Quando il deserto chiama dentro di noi, quando avvertiamo la sua voce antica, dorata dai millenni, quando sentiamo le sue piane parole di richiamo tra una frase e l’altra del mondo, ecco che scopriamo in noi un immenso paese, prima sconosciuto. V’è chi si accontenta di guardarlo da dietro porte che si sono spalancate improvvisamente in una parte del nostro pensiero. Quando si richiuderanno, costoro andranno per la gente ad avvertirla d’essere stati in qualche modo chiamati: proprio loro chi l’avrebbe mai detto!

Chi invece, quelle porte, non ha il coraggio di starle soltanto a guardare, ma passa al di là, non lascia più traccia di sé. Qualche famiglia verrà abbandonata, qualche poltrona rimarrà per un istante vuota. Si vedranno effimeri e vani cartelli di “TORNO SUBITO” appesi alle porte e i nuovi inquilini avranno premura, per prima cosa, di staccare quelle assurde scuse di fuga e di abbandono.

Ogni tanto capita, per la strada, un piccolo segno di costoro ma soltanto chi si appresta a passare quelle stesse porte, per un istante breve come un respiro, può riconoscere sui lastricati una leggera orma di piede umano. Nella notte tali orme  risplendono sui marciapiedi, rasentano il muro e si fermano ai piedi di qualche panchina di piazza. Allora si guarda il mondo come si guarderebbe una donna amata che muore in un letto.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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