Kafka o la tattica della pietrificazione

“La miglior risoluzione rimane di accettare tutto con la massima tranquillità possibile, di contenersi come una massa pesante e, anche se ci si sente soffiati via, non lasciarsi indurre a compiere un passo più del necessario: guardare il prossimo con occhio animalesco, non provar pentimenti, darsi all’incosciente che si reputa lontano, lasciar posare le proprie membra angolose e immutabili secondo la loro volontà, insomma reprimere con la propria mano ciò che resta ancora della vita come fantasma, aumentare cioè l’ultima pace sepolcrale e non lasciar sussistere nient’altro che questa”

(F. Kafka, I diari)

Questa è la tattica suggerita da qualcuno che prevedeva cosa sarebbe successo di lì a pochi anni alla sua gente. E vanamente i suoi simili adottarono tale tattica per sfuggire le camere a gas naziste. Annientarsi, divenire quasi “cosa” e non più essere umano per disorientare le ricerche. Le SS non fecero che portare a logica conseguenza tale atteggiamento trattando gli ebrei da “cose”. La paura pietrifica, e Kafka, fa di questa pietrificazione una tattica per disorientare il predatore.

Non si ha scelta insomma fra verità irrespirabili e imbrogli salutari.

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Informazioni su A.F. de Mongoleau

Poeta metafisico... molto metafisico

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