Considerazioni sull’orlo del dirupo

Pubblichiamo qui alcuni brani da “Se sputo per terra corrodo l’asfalto“, poemetto rotativo-ideologico di Tony Scottex. Il lucido vissuto che si scompone in trame di cui nel filo rosso possono percepirsi i chiari segni dell’e-merso… (etc, etc… continuo?)

Non è assolutamente vero che una sfiducia generale pervada le menti della classe intellettuale di questo finis terrae. Per tale sfiducia occorrerebbe infatti in primo luogo un sentimento di amore-odio verso il sapere e le sue miserevoli condizioni, sentimanto che non esiste più – ormai – se non in qualche fanatico retrogado, tenuto debitamente alla larga; in secondo luogo, cosa ancora più anacronistica nell’era del “successo”, una mente che abbia ancora il coraggio di fare il punto della situazione. Ma sopratutto che riesca a sopportare l’inevitabile afflizione. E’ noto lo sconforto che prende chi, l’indomani di un terremoto, prenda in mano la pala per sgomberar macerie.

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Mostrare sempre più il nostro disgusto per tutto quanto continua ad uscire dalle nostre mani o dalle nostre menti (quest’opus incertum e balbettante), si è dimostrato del tutto inutile. E’ come voler disilludere i bambini che giocano felici con le torte di fango, proponendo loro in cambio il calcolo differenziale.

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Fin quando esisterà più la volontà di “esprimersi” che quella di semplicemente “dire” esisteranno queste opere sformate, premature come certe belle giornate circondate dall’opressione invernale, senza alcun nesso con l’attuale condizione, senza appiglio con una realtà che c’è sfuggita dalle mani secoli fa. In fondo la favoletta dell’incommunicabilità fra gli uomini della nostra stramaledetta società è stato il comodo paravento dietro il quale motli sedicenti artisti hanno mascherato la loro assoluta mancanza di idee e di messaggi. Costoro giocano – simili in ciò a certe bugie tipicamente infantili – al “deus absconditus”. Non volendo far parte di tale genìa (che aveva paira a riconoscere come propria) prese il vizio di tradurre tutto ciò come “mancanza di comunicazione”.

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La verità, mes amis, è che l’artista – pur con tante rivoluzionarie sparate pseudoproletarie e tanti proclami verso l’amato popppppolo, è rimasto un borghese al 100% ed è tremendamente urtato anche dal dover scendere un gradino del piedistallo che con tanta fatica si è conquistato. La realtà è che ogni professione popolare da parte di un artista è, nella quasi totalità dei casi, una ipocrita propaganda oppure  – come sempre – il servilismo più bieco alla classe dominante. L’artista gioca sempre a fare il rivoluzionario, purchè ciò si limiti alla “carta”. In ciò dunque è assurdo esaltare p.e. un Alfieri e demolire un Monti a causa del loro manifesto pensiero politico…..

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Che in certe epoche (e quasi in crescendo con il crescere dei tempi) vi siano diverse “correnti artistiche” non conclude l’opposto di quanto affermato. Vuol dire se mai che esistono diversi artisti, legati a diverse classi sociali e quindi a diversi partiti e padroni.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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