Il topo e il poeta

Il poeta non è inquadrato

Il poeta non è inquadrato


Albergava in su la terra, anni or sono, un tal giovine che aveva come maggior cura e speranza quella di divenire, col tempo, sé stesso, e in verità ciò sarebbe stata lodevol cosa se solo costui avesse saputo cosa fosse  un “sé stesso” o qual fosse il ricavo ottenuto col diventare un tale “sé stesso”.

Avvegna però che il giovine provasse e riprovasse per lunghissimo lasso di tempo ad ottenere lo scopo, tutto ciò gli fu vano e infecondo. E non riuscendo, per quanto sforzo ei vi mettesse, a diventar sé stesso, gli parve allora cosa meno peggiore fra quante gli rimanessero al mondo, il diventare poeta. Quando poi il divenne comprese però di aver sbagliato ancora una volta ma essendogli parso impossibile rièdere indietro, s’acconciò ad esser contento di quanto la sorte avea fatto di lui. E di tenersela quindi presa nell’adiposo sedere.

Ecco allora che in quel tempo passò da quelle parti una donna: donna che già e chissà quando gli era apparsa nei sogni. Il poeta stupito ed eccitato nel vedersela proprio di fronte, volle invitare la donna che entrasse, foss’anche per un solo momento, presso di lui con in mente di offrirle quanto di buono aveva serbato nella dispensa (non si sa mai un giorno non passi qualcuno). La donna nel ringraziarlo del pensiero cortese disse che sì, poteva accettare ma solo un minuto, per carità che aveva da fare le spese.

Capitò in quel mentre che un piccolo topo, in cerca forse di cibo, si fosse nascosto nella zuppiera dove il poeta teneva i dolciumi e avendo il poeta presa proprio codesta per offrirne alla donna quanto di dolce avesse in sua casa il topo non ebbe più modo di scappare. Quando la donna scoperchiò la zuppiera il topo ne balzò via disperato (cuoricino PUMPUM a 100 all’ora) e corse per tutta la stanza in cerca di scampo.

La donna guardò allora il poeta tristemente negli occhi e  “E’ questa la cosa più dolce che avevi da offrirmi?”  Ne domandò. E alzatasi senza neppur salutare abbandonò la bicocca per proseguire sua strada. Il poeta colto da disperata vergogna per l’accaduto e da rabbia feroce, si mise da quel giorno alla ricerca del topo che aveva rovinato il suo sogno d’intrattenere la donna. Ed ancora cerca.

Il giorno in cui riuscisse a trovarlo, cosa credete ne faccia il poeta del povero piccolo topo?

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Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

One thought on “Il topo e il poeta

  1. marawao ha detto:

    Io lo mangerei. Ma è anche vero che io sono un gatto.
    Avrei apprezzato il dono del poeta, quindi, probabilmente.

    Mi piace

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