T’ho rivista

Madonna con molletta (C. Congia)

T’ho rivista

ma non eri tu

mi guardavi come si guarda un gatto

dietro le ruote di una macchina

il giocattolo di stoffa di un bambino

un fiorellino secco

premuto dentro un libro polveroso

Ho sorriso

Hai sorriso

Ma non eri tu.

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Resoconti

Ci vorrebbero cuori più grandi del mio

per risponderti (è cresciuto lontano

un girasole minuscolo su una rupe

dove non arriva il passo di dio)

Con le tue ansie ci sarebbe

da riempire mille notti e mille ancora

senza speranza di arrivo

conclusione

punto e a capo.

Fisso qualcosa oltre il muro del buio

e a sentirmi dentro il silenzio

questa volta è pena diversa.

Forme triangolari con un M unitario

Ogni segno un aspersorio
ogni piaga cicatrizzata
una vecchia preghiera.

Finché le mani gli narreranno ancora
tenere bugie, morbidi consensi al cuore
continuerà a piegarle sulla carta
artiglierà la penna fino al crampo.

Lui ha passi indecisi
ansiosi di segnaletiche.

Cambieranno solo poche suole
e tutte conosceranno le stesse ghiaie

Un viaggio

Sulle prime anche gli angeli in bianche uniformi ci aprirono un passaggio:delle scalette in leggerissima pendenza. Volgevi il viso dove tramonta e riguardavi col color del fuoco il tuo paese che s’inabissava. “Sembra d’aver lasciato il sole” dicesti, piano come chiedessi al cielo. Le parole vennero dopo per risponderti ma non erano quelle che aspettavi. I sogni presero a disfarsi lenti come qualcosa che si decompone.
Lo venisti a sapere per caso da un inserviente di bordo (neanche dei maggiori in grado) che quel viaggio non aveva fine.
Sulla poppa, il giorno dopo, trovammo pochi e stremati gabbiani. Altri seguivano la scia di spuma rilucente al sole di maggio.

Kafka e Musil fotografano i primi vagiti del nazismo

“V’è un oscuro atteggiamento vitale, che non pochi uomini hanno oggi nel sangue, un’aspettazione al peggio, una disposizione al tumulto, una diffidenza verso tutto ciò che si venera. Vi sono uomini che deplorano la mancanza di ideali della gioventù, ma al momento in cui devono agire non agiscono diversamente da chi, per savio scetticismo verso l’idea, ne corrobora le forze modeste mediante l’effetto di un qualsiasi randello”
(R. Musil)

Parrebbe un buon ritratto dei nostri giorni, invece queste frasi registrano gli anni della nascita del nazismo. Una fotografia giovanile dell’orrore. L’innocuo randello si trasformerà col tempo in ben più diabolici meccanismi: il meccanismo lucido e perfetto (ingegneristicamente ineccepibile) della macchina immaginata da Kafka nel racconto della colonia penale. Meccanismo che incideva sulla carne viva del condannato la propria condanna.