I strapiombi

Ed ecco, quasi avesse fame di noi, l’alta scoscesa aprirsi in uno sbadiglio enorme e , sotto, frangersi i giorni, come dagli strapiombi (ricordi?) si guardava il mare accarezzar di schiuma i massi dirupati, erosi, neri; le insenature di pochi e lucidati ciottoli; la frattura tra un macigno e l’altro, ricetto a relitti incatramati: plastiche, legni levigati dalle onde… Era come se il mare avesse rigirato fra le mani quei poveri oggetti per notti e notti e solo a malincuore avesse abbandonato quei gingilli d’una vecchia insonnia, ai nostri piedi, screpolati dal sale.

Omaggio incompreso.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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