Notturno

Con imbuti confitti al cranio, dove i giorni versano succo mentre altro trabocca al suolo, dormo sognando che ci sogneremo: in silenzio i canneti bisbigliano oltre favolosi “campetti di calcio” oltre le siepi, lame sul marzapane lunare dei campi, orticelli dove la notte, immenso uccello da preda, ghermisce il sonno delle poche lepri rimaste.

Finchè i cani fanno ressa ai cancelli, vomitando accuse alla freddezza dell’asfalto, al riflesso dei neon comunali. Anche il vento è prudente, come un alato serpente in attesa del pasto.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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