Un musicista

(Foto Paola Congia)

Toccò un tasto. Una leggera nota bassa riempì il silenzio. Lasciò che il silenzio la divorasse poco a poco fino a farla diventare un semplice ricordo, poi tocco tre tasti neri. L’accordo gli ricordo improvvisamente il sorriso crudele di un bimbo che aveva intravisto per caso in strada, il giorno prima.

Frustava con una leggerissima fettuccia di seta rosata una carrozzella in cui  riposava un neonato: molto probabilmente il suo “nuovo” fratellino. La carrozzella pareva abbandonata sul marciapiede alla sorveglianza del bambino più grande, mentre la madre, magari, era forse intenta a fare compere nel negozio vicino. A vederli da lontano i gesti del bambino sembravano nient’altro che i gesti di un gioco aggraziato, il leggero vento di primavera ingentiliva semmai il nastrino rosa torcendolo in delicate volute e disegni.

Ma lui aveva visto, insieme ai gesti anche “quegli” occhi, gli occhi del bambino. E aveva capito tutto. E il bambino aveva capito d’essere stato capito, tanto che, subito, trasformò i suoi gesti in un sventolare festoso per il neonato, cui, anzi, volle premurarsi di abbassare la cortina di pizzo, come aveva visto fare alla madre, perché non lo toccassero i raggi del sole, che ormai tramontava.

Il pianoforte era diventato ancora una volta muto. Distolte per un attimo le mani dalla tastiera, il giovane le posò piano sopra le magre gambe.

“La mia musica è simile a quel gioco crudele” si disse e avrebbe voluto avere la capacità di dirlo con le uniche parole di cui era disposto: le note.

Sollevò le mani e, chiuse a pugno fino a che le unghie corte entrarono quasi nel palmo, le abbattè sulla tastiera. Il piano al colpo ebbe un leggero scricchiolio prima che un lamento disarmonico uscisse fuori dalla cassa di mogano.

Poi le dita presero a percorrere a loro piacere la scala dei tasti. Quasi frugassero in cerca di chissà quale cibo. In quegli attimi il giovane, curvo, sembrava infatti un animale che scavasse feroce la terra in cerca di prede.

C’era in tutto questo una commozione che pochi avrebbero potuto capire. Un lungo discorso di dannazione.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

One thought on “Un musicista

  1. alessiagenesis ha detto:

    Si può provare nel profondo quella commozione , sentendoci, quasi , noi lettori il giovane stesso , la sua fame insaziabile, gioco crudele verso sè, dannazione , la stessa che si respira in altri scritti e in particolare riporta ad un verso di Notturno marino e a L inferno di Teo Nutella.

    Mi piace

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