Prima di questa vita d’uomo

Prima di questa vita d’uomo
forse fui grillo fra le stoppie
fra i canneti e i giunchi solfeggiavo
gli spartiti immensi dell’estate
tanto, adesso, il loro contrappunto
mi entra nelle carni e piange
qualcosa in me che non rammento
quasi volesse tornare
alla famiglia estiva dei concerti.
Ora son uomo
bagnato da rumori assurdi
da un traffico
eterno ed inspiegabile
e fisso gli occhi avanti
nel cemento di un aprile
aperto ai venti come un ossario
 
Fui grillo certamente.
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Valigie

Perché non ho più credi

e perché un giorno uguaglia l’altro

resto qui, tanto che il tempo

sembra essersi fermato

sovrapensiero come Socrate.

 

A me non resta che disfare

lento, con gesti da drammatico

i pochi passi fin qui fatti

le frasi, gli accapigliamenti…

 

Non resta che fare il biglietto

ed attendere un treno

che non può avere ritardo.

Non più senza un respiro

.

Non più senza un respiro

che monotono dipani

e culli i sogni come nenia

le mani si allungheranno invano

verso l’ombra che lasciammo

in lontani pomeriggi.

 

Non più senza un nome

senza uno scopo

diverso da quello di esistere,

come grani di sabbia

come semplici brani di carta

rapiti da un vento leggero

.

Scogliere

Non era il vento che sosteneva

i nostri fetali artiglietti

di giovani falchi,

chi ci guidava mostrava

pupille più dense del marmo

 

Perdemmo così il conto dei mesi

(che importava?). Con nuove

scarpette, confitte in sabbie d’agosto

da cui sprigionava ad ogni passo

un suono di campane minuscole

ricompari… E’ settembre

e sul capo, pigri

trascinati da una luce rosata

s’aprono istanti inconcessi

mal grattugiata semenza di vita.

 

C’erano – ma parlarne ora

è come sognare –

nere tastiere di rocce

che saltavano al mare. Coperti

da una nube di dolce incoscienza

si parlava della fame dei pesci.