La miopia del cecchino

Spesso mi sono chiesto

dove la verità fruttifichi

e spesso l’ho rincorsa

fra cose vuote e innecessarie.

 

Sbaglio fu crederlo

un compito affidato,

non capire che all’umano

appartiene appena il gioco,

la umile ruota del ricordo,

mesto incarico

per sicari tremolanti

del poco tempo

che la chimica concede

.

Annunci

IV

Nel caldo degli agosti ormai trascorsi

i grilli e il loro canto ed il calore,

quasi il loro intermittente suono

la loro orchestra nascosta

fosse il suono stesso del sole

che picchiava il fieno, i sassi

dei muretti a secco

e non vedendo i mare

il suo smeraldo cupo

dall’alto di uno scoglio

l’angoscia ti prendeva,

l’ansia dell’arsura,

la paura di un vuoto

universale, troppo crudo

 

Poi d’improvviso ai piedi

il mare

e anche d’esso pareva

il suono uscire

dall’oro delle stoppie

incarcerato

nelle elitre dei grilli

 

Allora il mare

era ancora

un muro spesso

un finis terrae

un pesce enorme

un Dio.