IV

Nel caldo degli agosti ormai trascorsi

i grilli e il loro canto ed il calore,

quasi il loro intermittente suono

la loro orchestra nascosta

fosse il suono stesso del sole

che picchiava il fieno, i sassi

dei muretti a secco

e non vedendo i mare

il suo smeraldo cupo

dall’alto di uno scoglio

l’angoscia ti prendeva,

l’ansia dell’arsura,

la paura di un vuoto

universale, troppo crudo

 

Poi d’improvviso ai piedi

il mare

e anche d’esso pareva

il suono uscire

dall’oro delle stoppie

incarcerato

nelle elitre dei grilli

 

Allora il mare

era ancora

un muro spesso

un finis terrae

un pesce enorme

un Dio.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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