Stanza n° 312

Aperta la porta lo vidi

Chino, con occhi di spillo

cuciva una coperta di sogni

i capelli sbucavano

dal soffitto e dalle pareti

per unirglisi in capo,

le mani come piccoli ragni

tessevano una tela argentata.

Mi vide e sorrise

ma come si guarda un oggetto

da troppo abbandonato,

un dio che s’allontana

un cielo che dirupa lento

.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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