Emigranti

Forse non ti ascoltavo
mentre parlavi di province equatoriali
e viaggi: “Le banane – dicevi –
laggiù son come il nostro pane”
 
Io figlio di fornaio
non ti sentivo
Come potevo poi capirti?
 
Forse dicevi persino di giornate
luminose  e caldi climi
Mi gettavi nelle orecchie
migliaia di chilometri
come fossero
contrappunti melodiosi
 
A me che non conosco
l’utilità del viaggio
A me che appena so
della mia sete d’ombre
e di silenzi
delle mie effimere
in una terra ferma
riarsa
nave inutile incagliata
naufragata nel nulla da millenni
.
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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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