Era in vece nostra

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Era in vece nostra la giovinezza

che gioiva di quei canti e quelle sere…

Lo strappo percepibile fra il “noi”

e ciò di cui eravamo appartenenza

s’avvertiva chiaro nelle notti

notti in cui, ricorrenti come ondate

incubi frangevano il capezzale.

La coscienza fu affare secondario

venne col tempo non pregata

ospite non invitato.

Da allora gli occhi, i tuoi occhi

presero la strana piega

che riconosci ancora a stento

venirti incontro, spauriti

dai vetri delle strade mentre passi.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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