Giona

[…]

Dovrei chiudere gli occhi invece

dovrei chiudere gli occhi e fuggire

dovrei non più ricordare

e solo allora vedresti

che la mia vita non è stata altro

che l’eterno ricordo di vite altrui

dovrei invece avvinghiarmi alla vita

come giovane scimmia

e non a questa penna, non a questa

polpa d’uva e di sogni

o strapiombare giù se non riesco

a passar di ramo in ramo.

Non permettere più che nessun capello

abbandoni il mio capo rovente

o se fallissi zittirmi

smettere di scrivere guaiti

non solo per chiunque

ma su qualunque cosa

dovunque

per qualunque causa al mondo.

Accucciarmi quieto in un canto

lontano, buio che nessuno mi veda

o possa sentire.

Dov’è mai ti domando

il grande pesce che promettesti?

Sognare d’essere stato un vivo qualunque

poter ricordare senza più colpa

non aver più il privilegio della tortura

leccarmi zitto

con la dignità di  un cane investito

le ferite e non annoiarti

coi miei deboli guaiti

da pecorella smarrita

 Fuggire…

Anche se fuggire è puro eufemismo

per me confitto quaggiù

piantato sul deserto

come calcinate ossa di carogna,

come macigno nelle sabbie infinite

.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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