Il pezzetto di cielo (incipit)

Un bel giorno di maggio, mentre zappava nel suo misero pezzo di terra, Martin, un vecchio fittavolo del contado di Metz, udì improvvisamente la terra tremare. Un bagliore immenso lacerò il cielo proprio sopra di  lui e un tuono, talmente cupo che sembrava provenire dal cuore stesso del mondo, ruppe il silenzio dei campi.

Quando il bagliore scomparve  e il tuono rimbombava, ormai eco lontana, fra i monti, Martin, che per non restare abbacinato aveva abbassato lo sguardo, sentì cadere qualcosa poco distante, proprio nel solco che aveva appena creato con la sua zappa di legno.

Fatti alcuni passi si avvide che fra le zolle qualcosa mandava un tenue bagliore azzurrato. Si avvicinò cauto e, chinatosi, prese fra le mani quella che da principio gli parve una stranissima pietra. Non era più grande di una mandorla ma al tatto era calda e liscia come la pelle di un neonato.

Istintivamente, non sapeva neanche lui perché, alzo lo sguardo al cielo e notò, proprio ai margini di una piccolissima nube, un minuscolo punto nero. Aveva la stessa forma della pietra che teneva fra le mani e capì che nel suo campo era caduto un pezzetto di cielo.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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