So che i tuoi tesori

So che i tuoi tesori

Non sono di tempo o di parole.

Le orecchie ormai

Simili a cani spauriti

Son sprofondate nel cranio.

 

Pensarti è rimasto possibile

Soltanto in vecchi libri ingialliti 

Dietro porte sprangate

Di cui da tempo

Abbiamo smarrito le chiavi

Volutamente (come ben vedi

L’umano non è cambiato poi tanto)

 

Le gocce, una dopo l’altra

Hanno smesso di cadere

(neppure una in più o in meno

Del numero da te già prefissato)

I capelli, col tuo consenso

Ad uno ad uno

Cominciano a cadere

E la verità

Cerca altri silenzi per sepolcro

.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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