Cella n° 313

images

 

 

Notte immutata
ricopre il mondo.
 
Sporgo cauto la mano
tra una sbarra e l’altra
e accarezzo le stelle.
.
Annunci

Notturno marino

notturno

Sul cielo alta la luna
E nel mare prati di azzurro
A scintillare
 
Nel chiaro soffitto del mondo
Nubi come antiche triremi
Avanzano a nuove battaglie
 
Il cuore quaggiù
è una piccola e inopportuna
pennellata sfuggita al pittore
 
Tappa quel buco , per Dio!
Tappa!
Non vedi che il sangue
forma già uno scuro ruscello?
 
L’alto dirupo degli anni
e il vortice calmo di eventi
che mi scagliarono qui
relitto impigliato
in questi scogli pietosi
 
Piccola dannazione
che calma, squilla
come un telefono
in una casa deserta
 
Ed è piccola cosa la vita.

Una nuvola

Una nuvola non è una nuvola
fino a che un verso non la colora nel cielo.

Il verso, a volte, è dentro i tuoi occhi
scritto da te, dalla chimica che sei e ti compone.

Una nuvola non è nuvola
fintanto che non la sogni

Quante poesie sono scivolate così
nei cieli tersi del mondo!

Vite di illustri uomini sconosciuti – Redundo Martinez

images

Redundo Martinez fu il più grande scrittore telepatico dell’Argentina. Nato negli ultimi anni del secolo visse, finchè le sue magre finanze glielo permisero, nel ripostiglio di un MacDonald nella periferia di Buenos Aires e si trasferì a Santiago solo dopo una vincita ad una trasmissione di pacchi molto diffusa in Sud America “Fattos Tuos”, presentata da un cantante famoso: Pupos. Redundo ottenne la fama con il suo romanzo rosa “Cinquantas sfumatures” inviato telepaticamente a tutti i cileni sopra i 20 anni. Nel 1977 compose il suo capolavoro, il poema telepatico “Ulisses” in 23.000 versi in rima. Solo in fin di vita venne riconosciuta la sua bravura dall’Accademia Norvegese di Oslo che gli concesse il Nobel postumo per aver permesso, anche agli analfabeti, di poter finalmente godere dei piaceri della letteratura. Prima di morire inviò telepaticamente anche il telegramma con la notizia della sua prossima dipartita.

Epigrafe

18-asturias

 

 

Non cercarmi nel ricordo
non vissi infatti mai.
 
Forse soltanto morìi
un giorno di settembre
sulle rive schiumose
di quello che un dì fu un fiume
o al terzo piano
di un palazzo rugginoso
dietro un’anonima finestra
che dà su un deserto spiazzo
o di fronte ad un mare quieto
recuperato da un libro per bambini.
Io che solo m’occupai
di carte e di poeti
inseguendoli nel sogno.
Sogno che durò appena il battito
dell’ala di una mosca.

Non sprecare per me una preghiera
semmai cercami fra le pieghe
di un vecchio libro abbandonato
o nelle cantilene 
delle fanciulle nei cortili.
Cercami dove mai sarai
e dove all’udito non è dato
sentire suoni o voci
ma solo il tenue canto dell’attesa.
 
.