Piove

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Acqua si posa sui fili

acqua inanella collane di perle

su corde da stendere

e acqua piove come se il cielo

fosse occupato in un pignolo lavoro

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Sotto il grigio in cui sfociano

lenti pennacchi di ciminiere lontane

il mare è un moribondo animale

che rantola sulle scogliere di alghe. 

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Ode al fuorigioco

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Il niente di cui fummo rivestiti
– dice la mia giornalaia nel porgere
cortese l’almanacco dello sport –
ci rende complici del Nulla,
il destino crossa da fondo campo
ma noi, inetti e vecchi centravanti,
siamo indietro a legarci le scarpette.

(Pino Derby, “Poesie e autogol”)

Collare o pulci?

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Si narra che Fottide da Mileto amasse i cani. Non i cani col pedigree e di perfetta discendenza, ma proprio i cani randagi. Quelli che conoscono la durezza della vita e per i quali un osso è una benedizione del Cielo.
Ne aveva infatti uno che lo seguiva. Era un cane spelacchiato e timido, ma nessuno, tranne Fottide, gli permetteva di avvicinarsi. Nel suo corpo albergava un lieto manipolo di pulci ed era contento come una Pasqua solo perchè Fottide non lo accoglieva, come gli altri, con un poderoso calcio in culo.
Dicono che un giorno il filosofo Aristico di Atene, dai capelli impomatati e con al guinzaglio un cane bellisimo che costava quanto un intero uliveto, si avvicinasse al filosofo, che era intento a scaccolarsi su una panchina al caldo sole di primavera. Visto il cane accucciato ai piedi del maestro, Aristico gli chiese come mai non gli mettesse un collare antipulci.
Fottide guardò il tipo e guardò poi il cane, come a chiedergli il consenso di rispondere.
“Il fatto sta, caro Aristico” – rispose con un leggero sorriso – che le pulci prima o poi vanno via, il collare rimane. A legarti al padrone.”
Detto questo se ne andarono, Fottide e il cane. A cercare un luogo che puzzasse meno di profumo di Dior.

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Periferia notturna

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Occhieggiò furtivo verso il pedale: 
il carburatore, dolorante, 
prese a muggire incomprensibili agnizioni.
Gli snack-bar nel frattempo si empivano
di promettenti pederasti 
e abili rivenditor di coca cola.
 
Tutto, ancora per l’ennesima volta
andava verso il nulla spazio-temporale
con una nenia lamentosa, 
leggermente demodèe.
 
Il cane del vicino lo odorò, voglioso
sulla punta delle scarpe.
Forse sentiva odore di cammino
forte sentore di randagio.
 
Salutò con la punta delle dita
e passando oltre (appena l’una e venticinque)
lo investì il rumore della noia.
 
Passò una donna con cappello in testa
veloce
correva come andasse a sfracellarsi.
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La via del Tao – Lavori in corso

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Nell’ombra del roseto il mondo qui pare sospeso
E tenui giungono i lamenti dei rondoni
In compenso c’è un giulivo scassamento
di minchia di martello pneumatico dell’ANAS
Riparano una strada forse…Chissà poi per dove…
 
Spero la strada che porti a quel paese
Dove loro e i loro nonni in carriola
Si precipitino al più preso in doppia fila
Tipo vacanze intelligenti alternative.
 
(Anton Biviovic Semaforov, “Piazzale 5”)
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Agosto

 
V. Van Gogh: Campo di grano con mietitore (1889)

V. Van Gogh: Campo di grano con mietitore (1889)
 
Nel caldo degli agosti ormai trascorsi
i grilli e il loro canto, quasi il loro
intermittente suono
la loro nascosta orchestra
fosse il suono stesso del sole
che picchiava il fieno, i sassi
dei muretti a secco
e non vedendo i mare
il suo smeraldo cupo
dall’alto di uno scoglio
l’angoscia ti prendeva
l’ansia dell’arsura
la paura di un vuoto
universale, crudo.
 
Poi d’improvviso ai piedi,il mare
e anche d’esso pareva
il suono uscire dall’oro delle stoppie
incarcerato nelle elitre dei grilli
 
Allora, quando il mare
era ancora
un muro spesso
un finis terrae
un pesce enorme
un Dio.
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In preparazione e presto su questo blog…

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Dall’Introduzione

Sono milioni i libri non letti. E milioni sono i cuori di scrittori che sanguinano per non essere riusciti ad avere un solo lettore (in alcuni casi neppure lo stesso autore).

Scopo della presente silloge è dunque, a modesto parere dello scrivente, ridare giusta gloria a questo esercito di capolavori nascosti. Sempre che anche questo libro non debba essere inserito nel catalogo stesso e rimanga dunque come epitaffio paradossale, a fine lista, quale dimostrazione dell’ingiustizia letteraria.

La presente antologia non vuole certo essere una esauriente elenco dei libri perduti (vista la loro disumana mole) ma solo un invito ai pochi e sfigati lettori ornai sopravvissuti, a sapere che non esiste solo Camilleri o Stephen King, ma tanti onesti scrittori che non hanno avuto dalla loro il provvidenziale calcio in culo da parte della Dea bendata. Tanto che a molti di essi non fu concesso neanche il privilegio di nascere.

Verranno presentate delle recensioni di alcuni libri in modo da incuriosire il lettore e spingerlo a ritrovare, fra la polvere delle biblioteche, alcune di queste perle nascoste.

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