Collare o pulci?

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Si narra che Fottide da Mileto amasse i cani. Non i cani col pedigree e di perfetta discendenza, ma proprio i cani randagi. Quelli che conoscono la durezza della vita e per i quali un osso è una benedizione del Cielo.
Ne aveva infatti uno che lo seguiva. Era un cane spelacchiato e timido, ma nessuno, tranne Fottide, gli permetteva di avvicinarsi. Nel suo corpo albergava un lieto manipolo di pulci ed era contento come una Pasqua solo perchè Fottide non lo accoglieva, come gli altri, con un poderoso calcio in culo.
Dicono che un giorno il filosofo Aristico di Atene, dai capelli impomatati e con al guinzaglio un cane bellisimo che costava quanto un intero uliveto, si avvicinasse al filosofo, che era intento a scaccolarsi su una panchina al caldo sole di primavera. Visto il cane accucciato ai piedi del maestro, Aristico gli chiese come mai non gli mettesse un collare antipulci.
Fottide guardò il tipo e guardò poi il cane, come a chiedergli il consenso di rispondere.
“Il fatto sta, caro Aristico” – rispose con un leggero sorriso – che le pulci prima o poi vanno via, il collare rimane. A legarti al padrone.”
Detto questo se ne andarono, Fottide e il cane. A cercare un luogo che puzzasse meno di profumo di Dior.

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Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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