Il risveglio del prode

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E quando aurora dalle dita rosate
Comparve nel cielo dimora di dei
Il sonno scomparve dagli occhi
Del Signor Tizio, diletto a Minosse
Dio grande dello scorporo IVA
Ed ecco che odor di carogna
Come di capra già morta
Da qualche mesetto sentì il Sig. Tizio
Nelle proprie narici pelose.
Come se coricato si fosse
Nel mondezzaio fragrante di Atene
E il puzzo violento riempì le narici
Del prode anche dopo che Ninfe gentili
Lo lavarono e lo unsero d’olio
Sig. Tizio sentiva sempre odor di carogna
E per tutto il giorno che il sole percorse nel cielo
Rimase e s’accrebbe nel naso di Tizio
E ovunque si recasse coi suoi sandali bronzei
Lo seguiva l’odor puteolente
Ed ecco comparve Minerva, astuta immortale
Sottoforma di vigile urbano
E gli disse: “O diletto agli dei Signor Tizio
Cos’è che turba il tuo cuore?”
“Non odi anche tu – le rispose l’eroe –
Questo puzzo che segue come fosse mia ombra?”
“In vero lo sento – rispose l’altissima dea –
Ma quello è il tuo odore”.
E allora grande angoscia discese
Nel cuore del prode capendo
Che già morto egli era, da molto
E vagava pei vivi, ignaro
Come evasore fiscale intercettato
Da Solerte Agenzia delle Entrate

 

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Non è diverso il caso in cui

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Non diverso il caso in cui

Si fosse ai piedi di un colle.

O si tenesse per mano

Una capricciosa bambina

Dai ricci come nidi di uccelli.

E si volgesse il capo

Come una quieta preghiera

Verso ciò che si è stati

Quei pochi granelli di tempo

In cui abbiamo cullato

La stupida convinzione

Di essere un “sé”, un tutt’uno

Una merendina farcita di senso.

Quando è chiaro
che nel più roseo dei casi

Siamo ciottole, forme

Ad accogliere qualcosa

Che mai capiremo.

°

VITE DI UOMINI ILLUSTRI SCONOSCIUTI – Redundo Martinez

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Redundo Edoardo Martinez fu il più grande scrittore telepatico dell’Argentina. Nato negli ultimi anni del secolo visse, finchè le sue magre finanze glielo permisero, nel ripostiglio di un MacDonald nella periferia di Buenos Aires e si trasferì a Santiago solo dopo una vincita ad una trasmissione di pacchi molto diffusa in Sud America “Fattos Tuos”, presentata da un cantante famoso: Pupos.
Redundo ottenne la fama con il suo romanzo rosa “Cinquantas sfumatures” inviato telepaticamente a tutti i cileni sopra i 20 anni. Nel 1977 compose il suo capolavoro, il poema telepatico “Ulisses” in 23.000 versi in rima. Solo in fin di vita venne riconosciuta la sua bravura dall’Accademia Norvegese di Oslo che gli concesse il Nobel postumo per aver permesso, anche agli analfabeti, di poter finalmente godere dei piaceri della letteratura. Prima di morire inviò telepaticamente anche il telegramma con la notizia della sua prossima dipartita.

VITE DI UOMINI ILLUSTRI DIMENTICATI – Philip Baumberg

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Nel 1874, nei pressi di Wanganui nella Nuova Zelanda settentrionale, Philip Baumberg, nativo di Cork in Irlanda, fece funzionare per la prima volta la sua pompa a cani o dog-pump. Il congegno, se così lo si può chiamare, sfruttava il fatto scientificamente dimostrato che un cane bene educato, se lo si chiama, viene. Baumberg si serviva di una trentina di cani da lavoro, pastori e simili, e di due manovali salariati, il cui numero andò poi aumentando progressivamente. Il primo manovale era piazzato in basso, con un secchio, presso un ruscello di acqua potabile; il secondo era in cima al colle, accanto a un canalone di lamiera che con lieve pendenza conduceva l’acqua verso una cisterna attigua all’abitazione di Baumberg. Ogni cane portava appeso al collo un bidone che veniva riempito dall’indigeno in basso; poi quello in alto chiamava il cane, e quando questo era arrivato su, l’uomo versava l’acqua del bidone nel canalone della cisterna; subito dopo l’altro indigeno chiamava il cane su e ripeteva l’operazione. Con trenta cani in moto l’effetto era particolarmente vivace.

Metafore sottili – 1

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Era, insomma, come se si fosse invitati ad un banchetto di nozze in Romania, in una bettola sperduta fra le montagne. Lungo l’ampia sala, in cui erano appesi gli ultimi dischi di platino di Battiato frammisti a fotografie di Robert de Niro e Gianni Minà, erano stipati i tavoli (più che altro dei tronchi malamente sbozzati). In un angolo un vecchietto armeggiava con una fisarmonica suonando “Andavo a centallora”, vecchio pezzo Rumeno cantante la nostalgia dell’amor romantico. Gli sposi erano in piedi, visibilmente ubriachi e le servette del locale scendevano le scale, debitamente molestate dalla clientela che, con tale gesto, voleva mantenere le vecchie tradizioni di ospitalità. Il vitto consisteva di wurstel di corvo con una passata di qualcosa come contorno. L’allegria era nell’aria e noi si stava lì, come comparse di un film drammatico con Er Monnezza come protagonista.
Lontano, nel cielo, palloni aerostatici con la pubblicità di preservativi sovietici a basso costo.