Metafore sottili – 1

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Era, insomma, come se si fosse invitati ad un banchetto di nozze in Romania, in una bettola sperduta fra le montagne. Lungo l’ampia sala, in cui erano appesi gli ultimi dischi di platino di Battiato frammisti a fotografie di Robert de Niro e Gianni Minà, erano stipati i tavoli (più che altro dei tronchi malamente sbozzati). In un angolo un vecchietto armeggiava con una fisarmonica suonando “Andavo a centallora”, vecchio pezzo Rumeno cantante la nostalgia dell’amor romantico. Gli sposi erano in piedi, visibilmente ubriachi e le servette del locale scendevano le scale, debitamente molestate dalla clientela che, con tale gesto, voleva mantenere le vecchie tradizioni di ospitalità. Il vitto consisteva di wurstel di corvo con una passata di qualcosa come contorno. L’allegria era nell’aria e noi si stava lì, come comparse di un film drammatico con Er Monnezza come protagonista.
Lontano, nel cielo, palloni aerostatici con la pubblicità di preservativi sovietici a basso costo.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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