Il risveglio del prode

Immagine

E quando aurora dalle dita rosate
Comparve nel cielo dimora di dei
Il sonno scomparve dagli occhi
Del Signor Tizio, diletto a Minosse
Dio grande dello scorporo IVA
Ed ecco che odor di carogna
Come di capra già morta
Da qualche mesetto sentì il Sig. Tizio
Nelle proprie narici pelose.
Come se coricato si fosse
Nel mondezzaio fragrante di Atene
E il puzzo violento riempì le narici
Del prode anche dopo che Ninfe gentili
Lo lavarono e lo unsero d’olio
Sig. Tizio sentiva sempre odor di carogna
E per tutto il giorno che il sole percorse nel cielo
Rimase e s’accrebbe nel naso di Tizio
E ovunque si recasse coi suoi sandali bronzei
Lo seguiva l’odor puteolente
Ed ecco comparve Minerva, astuta immortale
Sottoforma di vigile urbano
E gli disse: “O diletto agli dei Signor Tizio
Cos’è che turba il tuo cuore?”
“Non odi anche tu – le rispose l’eroe –
Questo puzzo che segue come fosse mia ombra?”
“In vero lo sento – rispose l’altissima dea –
Ma quello è il tuo odore”.
E allora grande angoscia discese
Nel cuore del prode capendo
Che già morto egli era, da molto
E vagava pei vivi, ignaro
Come evasore fiscale intercettato
Da Solerte Agenzia delle Entrate

 

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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