Il sorcio Sigerio

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Il sorcio Sigerio, in una notte mielata da Dio,

uscì di chiavica in chiavica

finalmente a bere la fresca luce del plenilunio.

Il suo è uno sguardo obliquo sul mondo.

Uno sguardo furtivo e preoccupato alle cose.

Non esistono uomini che per darti la caccia.

Rincorrerti urlanti con bastoni e schiacciarti

con sommo piacere tra gli stivali.

Il sorcio Sigerio non ebbe dunque modo di udire

il sasso troncargli la spina dorsale.

Il sangue prese a corrergli in gola,

frantumando il respiro

fino a sfociare gorgogliante nel naso.

Per ultimo vide dei piedi

che si avvicinavano

e usavano il suo povero corpo

come  una palla da gioco.

Ebbe un ultimo immenso moto

di compassione per quel suo povero corpo.

Ma era già un effetto lontano,

era già in un mondo

dove non esistevano più il ricordo o la speranza.

Un bimbo si chinò

su ciò che rimaneva di Sigerio. Lo afferrò

timido per la coda e, quasi dispiaciuto

che il gioco fosse durato

così brevemente, lo scagliò lontano,

quasi una fionda, verso l’erba alta

che bordava tranquilla il piccolo rivo

quasi riarso. Un grillo, impaurito,

smise il suo soliloquio, e il silenzio

ricadde sulla terra come un macigno crollato.

.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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