Il Mulino Bianco e lo Spirito del Mondo

Occorre una vigilanza di sé ossessiva perché la propria esistenza non cada dentro comodi binari prestabiliti. Un lento e penoso lavorìo kafkiano è richiesto in ogni istante.

Non un solo gesto (meno che mai uno inconscio, un tic, o un qualcosa di finto spontaneo) può pretendere la categoria di ingenuità. L’unica espressione del vero è rimasta la ribellione.

Tutta questa diffidenza verso sé stessi sfibrerebbe però anche la volontà più accanita che alla fine, sfinita, crollerebbe nell’integrazione massificata.

Non vi è dubbio che abbandonarsi alla corrente arrechi non solo un senso di sollievo e benessere, ma anche una sorta di pseudo felicità. Anche gli attimi di felicità individuale tuttavia andrebbero indagati con acribia. Quasi crudelmente.

Anzi proprio dove è avvertibile il benessere – in un mondo capovolto – regna in segreto la disumanizzazione, l’adattamento ai ritmi produttivi. Ciò che permette un tale tipo di esistenza non è certo descritta da nessuna pellicola cinematografica. Sarebbe uno spettacolo tremendamente insopportabile.
Sono arrivato a capire che il masochismo, infine, contiene più verità di quanto possa averne l’indulgenza verso se stessi ed una sensazione di impossibile e falso-ingenuo abbandono alle cose.

 

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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