Il dio Pafnuz e il Grande Responsore

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Il dio Pafnuz, addetto alle relazioni personali con gli umani, si stancò un giorno del loro comportamento. Facevano troppe domande e siccome il Dio Pafnuz non aveva terminato gli studi per via di certe scappatelle giovanili decise che era giunto il tempo di recarsi dal Responsore. Colui che sa tutto e che può rispondere a qualunque domanda. Colui che, dicevano, sapeva persino se era nato prima l’uovo o la gallina
Il Responsore aveva dimora in un localino bivano ricavato da una caverna dal grande Dio Archistar. Si trovava ai bordi dell’immenso Deserto delle Probabilità, prima delle terre di mezzo che erano dette tali anche se non confinavano con nient’ altro che se stesse.
Prima di partire per il lungo viaggio il Dio Pafnuz controllò se aveva preso tutto (patente, telefonino, chiavi di casa) e si incamminò per 40 giorni e 20 notti (c’era lo sconto low cost) nelle dure sabbie del deserto, fino a che giunse di fronte allo zerbino della casa del Responsore. Bussò alla porta che si aprì con uno scatto metallico ed entrò nell’antro sacro. Dentro regnava una penombra azzurrata e in sottofondo si udivano i languidi suoni di una canzone di Dario Baldan Bembo.
Arrivato al cospetto del grande Responsore il Dio Pafnuz notò che non era molto alto , su per giù la statura di un Pupo e mezzo, aveva le orecchie a sventola vibratili che usava per scacciare le mosche e teneva in mano un telecomando col quale sembrava dirigere la nona di Beethoven.
– Ciao, Il sono il Dio Pafnuz – disse cercando di essere il più spigliato possibile
– Lo so – rispose il Grande Responsore
– E sono venuto qui per…
– So anche questo
– Vediamo di non perderci in chiacchiere che ho lasciato il posto di lavoro. Sono venuto qui per avere delle risposte
– Hmmm, si limitò a dire il Grande Responsore
– Innanzitutto iniziamo con domandine facili, giusto per scaldarci. Perchè 2 + 2 fa 4?
– Prché se no farebbe un altro numero
– Beh, anche tu hai ragione… Però tu mi devi dire il motivo per cui fa quattro e non sei
– Questa non è una domanda, io sono obbligato a rispondere solo alle domande.
– Hmmm, ok, Ho sbagliato io forse, Ma veniamo alle cose difficili: perchè sulla terra c’è la vita?
– Perchè se no ci sarebbe un altra cosa
– Ossia?
– Ossia per esempio la non-vita, oppure un simulacro di vita, oppure il Festival di Sanremo Eterno, e via dicendo, non so se afferri.
– Afferro. Qual è il comandamento principale per gli uomini
– Farsi i cazzi propri?
– Dici?
– Dico
– Ok, veniamo a domande più complesse. Se A = B e B = C allora D…?
– S’incazza
. Perchè?
Perchè non ha la E con cui accoppiarsi
Il Dio Pafnuz capì che se non cambiava metodo avrebbe ottenuto poco dal Grande Responsore. Per cui, senza farsi prendere dalla fretta si sedette in un masso a forma di puff e cogitò profondamente su quanto doveva chiedere. Dopo un po’ si riscosse e, rivolto al Responsore, che nel frattempo aveva cambiato musica e ascoltava “Ciao mamma come mi diverto di Jovanotti.
– L’universo esiste da sempre o è stato creato?
– Nessuna delle due cose
– Come è possibile?
– Hai dimenticato una terza opzione
– Quale?
– O non esiste?
– Quindi l’universo non esiste?
– Già
– Ma allora tu ed io?
– Allora che?
– Come facciamo ad esistere?
– Perché secondo te esistiamo?
– Beh, credo di si… almeno spero
– Dimostramelo
– Ma sono io quello che deve fare le domande
– E allora falle
– Se io non esisto allora cosa sono?
– Il Dio Pafnuz
– Però l’universo non esiste?
– NO
– E questo puff di pietra esiste?
– NO
– Tu esisti?
– NO
– Allora sto sognando?
– Possibile ma più probabile che tu esista solo nella testa di qualcuno che ora sta pensando questa idiozia
– Io e te siamo dunque dei pensieri?
– Mettila così, io avrei usato un altro termine
– Tipo?
– Tipo idiozie, appunto.
– Però se io non esisto e tu non esisti e l’universo non esiste, almeno colui che sta sognando noi e l’universo esiste. A meno di non creare un loop infinito
– E se lo volessi fare cosa avresti da dire contro?
– Niente, solo che non vale logicamente. Lo diceva Aristotele, credo
– Siccome Aristotele non èsiste, al pari di me e di te, la tua deduzione non ha senso