Shopping

Il giovane entrò nel negozio con la testa china. Si avvicinò al banco, dietro il quale troneggiava un uomo grosso quanto un armadio, vestito di un camice unto, con le maniche arrotolate sino ai gomiti e le braccia pelose conserte nel vasto petto. L’uomo guardava il ragazzo come dall’alto di un pulpito, quasi in attesa della sua ammissione di colpa.

Il ragazzo si fece ancora più piccolo e si strinse nel misero cappotto. Non alzò neanche lo sguardo quando parlò. Le sue parole erano sommesse come il sospiro di una corrente che trapassa una soglia socchiusa.
– Vorrei del silenzio
– E quanto ne vorresti? – chiese l’uomo del banco
– Non so… ho solo queste…
E nel dirlo trasse dalla tasca un piccolo fagotto, formato da un fazzoletto, neanche tanto pulito. Lo svolse con cura, sempre col viso chino.
Sollevando la mano rovesciò il contenuto del fagotto. Sul piano di marmo si sparpagliarono alcune cose lucenti.
– Lacrime. – esclamo con un ghigno l’uomo del banco – E neanche della migliore qualità. Al massimo ti ci puoi comprare qualche giorno, ad essere generosi.
– Ma io…
– Le lacrime sono facili. Il silenzio invece… È roba per ricchi
Il giovane chinò ancor di più la testa e alzò impercettibilmente le spalle come in senso di accettazione.
L’uomo del banco sparì dietro la porta del retro e ritorno subito dopo con un pacchetto che porse al giovane. Questi lo prese e lo fece sparire in una tasca del cappotto, poi, senza un’altra parola o gesto si diresse alla porta e svanì nella strada.
Sopra la porta la campanella trillò, come un usignolo in agonia.