50 sfumature di giallo (capitolo quinto)

V – I Cavalieri dell’Apocalisse

Un bel mattino, anzi un merdoso mattino di alcune settimane prima, che il vento sembrava giusto sceso dal monte a posta per rompere le palle alla gente che lavora, era accaduto l’inesorabile, il definitivo, il malauguratamente atteso segno dell’apocalisse prossima ventura.

Per le mura diroccate del paesello comparvero, quasi funghi nati spontaneamente, dei manifestini deliranti. Sulle prime li si era scambiati per campagne elettorali, visto che si era alle propaggini del famoso referendum sul divorzio o per qualche pubblicità incomprensibile. Ma agli astuti e kantiani occhi maresciallici svelarono il loro vero scopo: l’attesa fine del Mondo. L’inarrestabile avvento dell’Anticristo e dei popoli di Gog e Magog, come li aveva chiamati Don Putzu.

Serreli si immaginava già i loro nasi camusi invadere la piazzetta della parrocchia in sella ai loro cavalli della steppa, (cavalli stepposi?) brandendo asce, mazze e robe acuminate tipo medioevo e spadroneggiando crudeli verso le vergini pulzelle Gonnospesi (benché di quest’ultima specie ne fossero ormai rimasti sparutissimi esemplari, ben nascosti fra i telai e i focolari domestici).

Lo sapevo, l’ho sempre saputo!” andava ripetendo in giro a chiunque avesse la sorte di incontrarlo. Girava per le vie come monito agli infedeli, come statua vivente nostradamica verso gli scettici ormai convinti dal Fato incombente.

Sottoposti ad attenta analisi testuale i manifestini (nel frattempo divenuti prove inconfutabili del “delitto” e dunque “corpi del reato”) vennero staccati premurosamente dai muri (per alcuni fu necessario strappare persino qualche strato di intonaco ormai dilavato dall’umido).

La stazioncina dei carabinieri si trasformò ben presto in un seminario filologico in cui, Serreli e Gargiulo – quali archeologi – sfruculiavano ogni minima virgola per scoprire l’autore del misfatto. Perché di misfatto si trattava, non vi era dubbio alcuno. Come minimo incitazione all’insurrezione.

A nulla valeva la firma posta a suggello del comunicato apposta a piè pagina con un carattere grassetto: C.A.O.S. preceduta da stella pentapuntita color carta da zucchero.

Riguardo al testo c’era poi da mettersi le mani nei capelli, benche forforosi. Questo il contenuto:

Gonnospesi, compagni…

C’è puzza di topi di fogna in questo paese… i fascisti, e i ricchi provocatori infami, nella loro frustazione (sic), non sanno che fare e si sfogano violentemente contro questo e quello, ma soprattutto contro chi è contro il loro credo…non avrebbero mai il coraggio di dire di presenza queste cose, perchè non hanno le palle, anzi come disse Einaugi, le hanno ritirate nella testa!

Il potere è onnipotente e il nostro agire politico risponde dunque con qualsiasi azione di lotta popolare, per l’emancipazione, nella prospettiva di una società giusta e di una libertà personale, anche per gli altri.

Schiacciare il capo allo Stato, Levitano immondo, e consentire l’accesso di tutti alle risorse, lottando contro l’egemonia dei ricchi sui poveri, perché il comunismo anarchico socialdemocratico è l’unica strada verso l’uguaglianza e la libertà sia dal bisogno che di una vita di cui adesso non c’è.

Terminiamo cioè l’eliminazione degli squilibri nella distribuzione delle ricchezze tra le classi e questo non può che accompagnarsi alla lotta per la liberazione dall’oppressione religiosa in quanto il prete è solo un padrone con la sottana.

La guerra va combattuta contro ogni forma di schiavitù religiosa e sessuale affermando il valore supremo della libertà di coscienza e ciascuno possa farsi i cazzi propri.

Chiunque neghi l’autorità e combatte contro di essa è un nostro compagno.

PS) Lo Stato non è la Patria. Gonnosè Libera. Morte al boia che molla.

Arritornateci la libertà

C.A.O.S.

I sovversivi, la feccia rivoluzionaria era dunque all’opera anche in quell’angolo del Mondo dimenticato dall’ISTAT. Le propaggine delle grinfie del Male aveva steso sin qui la sua schifosa e demonica zampa e ghermito anche Gonnospè, finalmente.

E di tale evento epocale né beneficiarono per primi gli annosi e ormai spenti dibattiti da Bar.

Te tu li potevi ascoltare ormai ovunque per strada, fra le panchine della piazzetta dove venivano parcheggiati gli anziani (a dimostrazione della pittoricità del luogo da parte della locale Pro Loco) sino agli stanzini da bisca dei bar, il cui fumo avrebbe fatto vergognare persino la fucina di Efesto.

La popolazione si divise così in due grandi correnti di pensiero: la prima sosteneva che fosse una ragazzata di qualche disgraziato di passaggio, magari qualcuno di Mogorino (il paese vicino che era, agli occhi di ogni sano gonnospese, un covo di mentecatti, una Sodoma e Gomorra barbaricina, un ricetto di Fill’e bagassa a tutto tondo. Tale corrente minimalista era capitanata dal sindaco Marroccu, che tendeva a rimpicciolire il misfatto e non far sorgere il panico, soprattutto fra la popolazione di vecchiette, fomentate invece dallo zelo apocalittico di Don Putzu. “Quell’uomo vede le corna del diavolo da per tutto, persino su chi esprime un parere favorevole al divorzio.”

La seconda fazione era quella degli interventisti ad oltranza, spinti dall’odio acerbo verso i confinanti tendeva a vedere in quei ridicoli manifestini un casus belli da non lasciare impunito. Già si pregustava la zuffa e si facevano epici preparativi per la prossima festa di paese in cui popolazioni limitrofe sarebbero migrate a Gonnospè, a conoscere sul posteriore la epica eroicità dei suoi eroici abitanti.

Un discorso a parte merita la fazione capitanata da Don Putzu, il corvaceo servo di Dio in quel di Gonnospè. All’avanguardia di un fiero e nutrito manipolo di “fedelissime” miliziane (nessuna al di sotto dei 70 anni) gongolava quasi di gioia alla vista del “delitto”.

Era stato lui, a leggere per primo quei manifestini (nessun altro a Gonnospè si sarebbe preso la briga di leggere più di due righe di seguito e appena avuto concione del loro VERO significato, si slancio verso la parrocchia a perdifiato. Chi lo vide passare narrò di un qualcosa di nero svolazzante che aveva attraversato le vie del paese come una busta di immondezza in preda al maestrale.

Don Putzu, dall’alto della sua immane responsabilità verso le anime gonnospediche, decise di alzare il livello di allerta al segnale ROSSO (campane a distesa per la convocazione plenaria delle pecorelle e susseguente omelia apocalittica circa lo stato della finis mundi.

Don Putzu, carico di cotanta responsabilità, si avviò verso il pulpito in un silenzio irreale e si accinse a salire i macilenti scalini che portavano alla gabbietta destinata all’omelia, appesa precariamente all’ultimo pilastro della navata di sinistra. Una scaletta di legno con adeguata balaustra tarlata gli girava attorno. Sotto, attonite e basite, alzavano gli occhi le pie vecchierelle gonnospediche. Ad ogni passo scricchiolava il legno quasi funebre lamento all’anime peccatrici.

Arrivato in cima, qual falco pronto a piombare sulla preda che pascola in basso, scrutò ancora una volta il suo gregge e, dopo aver aperto il libraccio che si era portato dietro, lo aprì spargendo polvere sulle pietose animucce delle vecchiette ai suoi piedi; si scatarrò giusto il tempo necessario ad assumere una voce da angelo dell’apocalisse e, rivolti gli occhi al cielo della chiesa, mentre sputacchi iridescenti uscivano dalle sue labbra profetiche e dietro, nella pala d’altare, tutti i santi sembravano trattenere il fiato alla prossima rivelazione divina, prese tonante a dire:

Spesso la gente credono che sono salvi”.

Accompagnò con un sorrisetto beffardo queste parole e sollevò Leonardescamente un dito verso il soffitto a mo’ di monito. Dopo aver lasciato un breve spazio alla speranza piombò su di loro invece con artigli dialettici:

E invece NO! Come ci dice Gesù! Specie quelli che sparlano e seminano zizzania. Che cos’è infatti la zizzania?”

Lasciò passare un secondo convinto che nessuno sapesse rispondere a quella domanda di botanica. “Avete mai visto una pianta di zizzania voi peccatori?”

Alcune vecchiette si guardavano in cerca di suggerimento le une verso le altre e scuotevano la testa.

Stttttttt, le zittì il parroco. Che volete saperne voi di zizzania? Voi siete bravi solo a dire caz… ehm sproloqui.”

Ma qui…”, e col dito picchiava sul libraccio sollevandone una piccola nube di polvere, “Qui, dicevo, c’è la risposta ai vostri peccati. Qui è scritta la vostra condanna ir-re-ver-si-bi-le.

Littera enim occidit, spiritus autem vivificat. Che significa, pressapoco: “Non insuperbirti, non credere di essere furbo perchè il tuo parroco è più furbo di te”.

Che forse Nostro Signore Gesù Cristo Onnipotente, quando rivelò ai discepoli i sacri misteri della fede, si aspettava che essi non opponessero resistenza e andassero in giro a dire fregnacce? O forse, quando fece il discorso della montagna non ebbe rogne dai farisei benché sicuramente gli si fossero gelati i piedi a salire nel monte?

Che forse andò a mettere manifestini contro i Farisei nelle mura di Gerusalemme incitando le vecchiette del posto? Dobbiamo smetterla di mercificare dinanzi al sacro Tempio della Rivelazione! Dobbiamo smetterla di seminare zizzania per il paese.

Che forse Giovanni non sapeva , come voi, che cosa era la zizzania? Lo sapeva eccome!. E per questo fece battezzare in fretta e furia Gesù, facendo venire Giordano da tanto lontano.

Ma l’animo del peccatore è sempre pieno, come le edicole di questi giornaletti con nudità vituperose (questa parola gli piaceva assai). Vituperio a voi, dice Marco, e io lo dico a voi solo per farvi del bene, perché io sono il vostro pastore e non mi va di avere delle pecore vituperate.

Che forse il diavolo non cerca di tentarvi tutti i giorni? Come fece con Gesù, quando stanco arrancava nel deserto, e si vide innanzi una meretrice? Ma Egli rifiutò la carne vituperosa e misericordioso, si mosse a sedere alla destra del Padre. Non dico ora che anche voi dovete sedere lì ma, Iddio Onnipotente, e questo lo dico ai giovvvani, almeno qualche volta vi potreste sedere in chiesa, che è sempre vuota e io recito messa alle pietre e ai quadri di San Gonario Benedetto.

Ma poi non lamentatevi se, QUEL GIORNO, al cospetto dell’Onnipotente, le pietre entreranno in paradiso e a voi vi sarà consegnato solo un misero album di figurine e march… all’inferno.

Ecco che mi sovviene una parabola sul nostro grande santo.” lndicò con una mano una figura offuscata in un quadro antico alla sua destra, appena visibile fra le incrostazioni fumose che i ceri avevano depositato sulla vernice, col passare dei secoli.

In quel tempo Gonario fu tentato dal diavolo che andò nella capanna che si era costruita con le sue mani nel deserto. E il diavolo sapeva che l’uomo era accanito fumatore e cercava inutilmente di smettere. Per non cadere in tentazione fumava dunque lattughe o cardi selvatici ma non c’era molto gusto. Allora il diavolo, sapendo della sua debolezza, lo tentò offrendogli una stecca di Malboro.

Ma il santo lo allontanò dalla propria capanna dicendo:

Beato l’uomo che non cammina

secondo il consiglio degli empi,

dei fornicatori e dei venditori di enciclopedie

che non si ferma nella via de’ peccatori;

o chiede sconti alla cassa o al ristorante;

né si siede sul banco degli avvinazzati;

ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno,

e su quella legge medita giorno e notte,

e si alza solo se ha fatto tutti i compiti

e non va a letto con bambole gonfiabili e

e non sparge manifestini in giro.”

Mentre il prete inanellava siffatti moniti allucinati, il manipolo di vecchine che tentava (del tutto invano) di rintracciare le redini del sermone moraleggiante, fu colpito dall’irrefrenabile istinto di abbandonarsi anima e corpo al pisolino pomerdiano. Niente poté la foga del prete dinanzi al cospetto dell’abiocco.

Così, simile a un capo branco di lupi ammutinati, il guerriero, stringendo fieramente il Sacro Libro sotto la religiosa ascella, si ritirò nelle segrete stanze, maledicendo l’ottusità del gregge, ormai del tutto prossimo alla dannazione eterna.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

One thought on “50 sfumature di giallo (capitolo quinto)

  1. alessiagenesis ha detto:

    Andando avanti è sempre meglio, vogliamo assolutamente continuare a seguire Serreli a Gonnospe….persino ” i cavalli stepposi” , non c è una sola parola che non mi piaccia!!!

    Mi piace

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