La rivoluzione copernicana della Storia dell’Uomo

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Ha ragione il Prof. Fritz Willelm Pippembauer, a proposito del suo ultimo scritto “L’enigma svelato della Fine del Mondo” con sottotitolo “Un complotto universale finalmente svelato”, di ritenerlo simile alla “rivoluzione copernicana della Storia Universale”? A mio modesto avviso il suaccennato libro ha tutti i crismi di una incredibile scoperta che muterà le sorti dell’Umanità mista ad una incontestabile e stratosferica cazzata. Ma veniamo al dunque, ovverossia al vero tema svelato nelle 700 e rotte pagine (a escludere una bibliografia babelica che l’Autore promette di rilegare in un prossimo e apposito volume).

“Dopo studi che mi tennero occupato quotidianamente sin dai banchi dell’asilo, sono infine certo di esser giunto ad una verità che farà tremare le fondamenta del Mondo” così ci confida fraternamente. Qual è, però, questa “verità sconcertante”, questa “inammissibile ovvietà che tutti i poteri costituiti, ancor prima della nascita degli stati e della Storia, “si sono affannati a cancellare, a nascondere, a camuffare”?

Il Prof. Pippembauer, dopo un sobrio preambolo introduttivo di 237 pagine in cui ripercorre non solo la sua vicenda biografica ma quelle dell’intera stirpe umana a partire dal bivio evolutivo diramantesi dal ramo dell’Australopiteco fino ai Mondiali di calcio del 2012, ci rivela, in principio del capitolo II il suo sunto in poche righe che i ripromette di dimostrare nel proseguio del volume:

“Mi duole informarvi, dati storici e scientifici alla mano, che la tanto paventata fine del mondo non sta – come chiunque ci vuol fare credere e come ci hanno insegnato fraudolentemente sin dai banchi di scuola – non sta, dicevo, di fronte a noi in chissà quale prossimo o lontano futuro. No, miei cari. “La fine del mondo è dietro di noi, ce la siamo lasciati alle spalle da parecchio tempo, è ormai un fatto storico antico. La fine del Mondo, in altre parole, è già avvenuta e noi si sta qui ad aspettare ancora, senza aver nozione che dovremmo volgere le spalle per vederla.” (pag, 290)

Questa la tesi che può far storcere il naso a non pochi studiosi e lettori ma che il Prof. Pippembauer porta avanti, una volta enunciata, con un coarcervo di prove (dalla meccanica quantistica alla moderna teoria dei giochi, dalla geometria proiettiva ai testi alcimistici del 700) che disorientano per la mole e per la competenza con la quale sono riportate.

Viene da chiederci: “Perchè non ci siamo accorti di una così chiara evidenza? Perchè nessuno, mai, è arrivato a questa semplice e razionale evidenza?

A rispondere a tale domanda ci viene in aiuto la seconda parte del volume Pippembaueriano, quella dedicata al “complotto” che doveva tener segreta questa lapalissiana verità all’uomo. “Se si fosse infatti sparsa la voce e la credenza che la Fine del Mondo fosse già avvenuta che fine avrebbero fatto tutte le religioni?, che fine avrebbero fatto gli Imperi, Gli Stati Nazionali, e tutta l’incredibile evoluzione umana?” (pag, 321).

In effetti l’argomento regge. A maggior ragione se la fine del Mondo viene posizionata storicamente dal Prof. Pippembauer dall’uscita di Adamo dal Paradiso Terrestre. Secondo il Pippembauere anche il famoso episodio della “Cacciata dall’Eden” è stato travisato tramutando la Fine del Mondo con una blanda sgridata da parte del Dio Biblico. “Dio, in verità, dopo la disubbidienza dell’uomo ad una così leggera proibizione (ovvero quella di non toccare un solo albero in tutto l’enorme repertorio biologico del Paradiso, se la prese talmente a male e si stancò del gioco che decise, come spesso succede ad un giocatore infastidito in una partita di scacchi giocata contro un deficiente che ignora le più elementari regole del gioco, di rovesciare pezzi e scacchiera per dedicarsi ad attività meno fanciullesche” (pag 420).

Tutta la Storia, dunque è per il Prof. Pippembauer, intessuta di una enorme menzogna. Siamo stati presi in giro al fine (con la paura della Fine del Mondo) di essere remissivi, di accettare qualsiasi situazione pur di evitare una fine catastrofica che, invece, abbiamo alle spalle.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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