Mendicante

Mendicante

(suggerimento per scritta su cartello da esporre al pubblico)

Sì, chiedo l’elemosina, in genere accucciato su qualche gradino di un palazzo o di una chiesa, ma molti di voi, potrebbero vedere questo mio atteggiamento come un chiaro segno della mia povertà. Vi sbagliate. Io non chiedo l’elemosina per i soldi. Non sono così venale. NO.
Il mio non è neanche un ripiego dovuto al fatto di aver perso il lavoro. La mia è una scelta. Ben ponderata tra l’altro. Una scelta matura fra due alternative, entrambe possibili e degne di essere scelte: morire di fame o diventare un mendicante.
Ora, io non ho niente con il diventare un morto di fame (nobili e grandi uomini, prima di me, non sono stati altro che dei morti di fame). Anche perchè, come tutte le cose essere dei morti di fame non è facile. Un conto infatti è essere dei semplici morti di fame un ALTRO essere dei GRANDI morti di fame.
Io non credo di esserci portato e dunque ho scelto l’alternativa.

Viale

In un angolo di periferia della mia città c’è un lungo viale di aranci. Nonostante il traffico lambisca le rive come un fiume impetuoso, i loro frutti brillano sullo scuro fogliame. Quelle pennellate di arancione fra le foglie scurite dagli scarichi d’auto balzano alla vista come stelle in un cielo di maggio. Solo i bambini tuttavia, a ritorno da scuola, alzano i loro occhi ad ammirare quel ben di Dio. Alcuni cercano persino di allungare le mani compiendo inutili salti. Rimbrottati dai genitori riprendono il cammino con il capo abbassato e le spalle leggermente più chine.

Poeti inconsapevoli – 2

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Mariuccio non aveva inibizioni, avvantaggiato in questo dalla sua posizione sociale ottenuta del tutto meritatamente: era infatti giudicato universalmente lo scemo del villaggio.
Era per questo che l’avreste visto pisciare tranquillamente nei luoghi pubblici. Solo che avreste frainteso il suo atto: era infatti un atto estetico. Infatti Mariuccio non mingeva allo scopo di liberarsi la vescica, ma per comunicare. Egli infatti tracciava dei fantastici disegni, ispirati alla più moderna corrente astrattista, dirigendo il getto urinario come un grande pittore dirige il pennello. Finito il lavoro si fermava a contemplarlo soddisfatto.
Le sue erano opere effimere, dopo pochi minuti si asciugavano al sole, Svanivano come i sogni. Ma di questo Mariuccio non sembrava preoccuparsi. Anzi, pareva che questa loro breve vita aggiungesse bellezza e verità all’arte figurativa.

Sonno

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In un angolo buio della stanza
l’uomo dorme russando leggero
come intrattenesse
un lungo discorso col cielo
al di là del soffitto.

Nella stanza tutto tace
a parte lo scricchiolio delle cose:
un piccolo armadio di legno.
una scatola per giornali passati
un quadretto, appeso inclinato,
in cui una minuscola vela
traccia un graffio di bianco
sull’orizzonte marino.

Ci fosse una pendola
sapremmo che l’ora che batte
non è presente
in nessun quadrante

L’uomo dorme e non ha età
come le cose che attorno
vegliano il sonno
con un cupo bisbiglio
che ricorda le onde
su una spiaggia di agosto.

L’uomo sogna se stesso
mentre dorme
in un angolo buio
rotto solo dalla luna
che appena s’affaccia
dalle sbarre della sua cella.

CARMEN DELL’AMORE PIETOSO E DENTIFRICICO

Hugo 550

Ti vedo, muta e triste angelica figura
seduta, sola, a un tavolino
con una emozionante scollatura
fissi distratta e bella il tuo Crodino.

E dietro la bellezza dei tuoi occhi e la tua calma
fantastici racconti immagino e romanzi
Affascinato mi avvicino ed ansimando
se per caso scesa dal ciel tu sei dimando.

“Certo!” mi rispondi e subito comprendo
i tuoi silenzi amorosi:
Ahimè, soffri di alitosi.

(Pino Pepsodent, “Poema collutorio”)

Carmen del povero passante

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Ti vedo, garrulo garzone
mentre con tua bella essemeessi
sul tuo splendente aifòne
tu ed ella in uai-fai interconeessi

Passi e compiangi, di superbia pieno,
il mio prestoirico telefonino
senz’app alcuna, senza nemmeno
macchina da foto, vecchia anticaglia
che denuncia a viva voce, più o meno
la mia appartenenza alla marmaglia.

Mi passi innanzi, al cielo il naso
come incontrato avessi cacca di cane
abbandonata in marciapiede a caso.
Ahimè tapino, neache protestar mi è dato
in post di social nètuorc la mia fame

Sconfitto e tristo ritorno sconsolato
rimuginando il tempo e le stagioni
e l’opra vana dell’uom abbandonato
come se di Dio fossi rottura di coglioni.

(Pino Vodafon, “Versi analogici”)