Effimere

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Sulle ali di queste falene che vedi

mentre ancora sostiamo, la notte

sorseggiando il canto del mare che dorme

laggiù, lontano come un ricordo

noi che dormiamo costruiamo reami

.

Li riempiamo di stupidi re paralitici

e corti moltiplicate da specchi

chioccianti di dame e cortigiani imbecilli

La torre occupata dal solito idiota

d’astronomo convinto che il cielo

non sia altro che lo starnuto di un dio.

.

Forse un drago che, annoiato

misura la rupe in cui custodisce

un tesoro fasullo e non capisce

le isteriche urla della vergine al palo

legata più che altro per compassione.

.

E nella locanda, ai bordi del borgo

un cavaliere ubriaco che si vanta

della sua arrugginita armatura

e narra di battaglie sognate

di epici scontri a cui stupiscono

pochi e avvinazzati bifolchi.

.

I reami sulle ali delle falene

vibrano al vibrare del volo

fino a che la bestiola non arriva

alla luce che brama

quella che abbiamo posato

sul davanzale, distratti.

.

E allora bruciano i regni

E brucia la notte con essi.

.

Di uno strano viaggiatore

maxresdefault

Se potessi, partirei senza assentarmi
Saluterei chi rimane e chi raggiungo.
Respirando l’aria dei moli dal mio letto
Le grida dei gabbiani e delle grù
Miste al dolce ticchettio della mia sveglia
Sarei dove non sono o potrei essere.

Partirei per terre selvagge e misteriose
Lasciando un biglietto di commiato
Che troverei io stesso, l’indomani
Appuntato nel frigo con magnete.

Leggerei quelle parole di abbandono
E verserei una lacrima di addio
A quel gesto da poeta superato
Appoggiato alla spalla consolatrice
Del me stesso che è rimasto..