Il Sig. Tizio sogna

Cattura

Il Sig. Tizio sognò un sasso. Il sasso era sul ciglio di un sentiero dove non passava nessuno. Sopra, il cielo era una superficie amorfa, come lo sfondo impersonale di un desktop aziendale e si percepiva, lontano, fra i campi di stoppie, un mare che sussurrava lontano.

Il sasso, pur essendo ai bordi della strada, rifletteva tutto nella sua opacità. Sentiva il piccolo fiore di cardo che gli cresceva stentato al fianco, sentiva il mare e il frastuono della piccola vita nascosta fra la foresta delle stoppie.
E quando il Sig. Tizio capì che quel sasso era lui, che era diventato un sasso, si svegliò.

Un timido sorriso aleggiava ancora nelle sue labbra.

Macchinalmente si avviò alla finestra, la aprì e scostò le due persiane.

Il cielo, lassù, era identico al sogno, tanto che al Sig. Tizio parve di udire il mare e istintivamente abbassò gli occhi per cercare il sasso. Quello che vide, però era un paesaggio urbano, una anonima periferia di una qualsiasi città del mondo. Nessuna stoppia, se non in qualche dimenticato pezzo di spazio verde abbandonato e tapezzato di rifiuti, nessun suono naturale ma il brusio sordo del traffico che simulava la vita.

Trascinando i piedi su delle pantofole ormai quasi distrutte (sulle pantofole consumate) il Sig. Tizio, ridicola marionetta, si trasferì nel piccolo servizio igienico. Allo specchio, come sempre, non si riconobbe. Dalla superficie lo guardava un ometto di mezz’età, con un antiquato pigiama a righe, pochi ed arruffati capelli, con un sorrisetto ebete e compiaciuto.
“Chissà cos’ha da sorridere” si disse.

Compiute meccanicamente le abluzioni, la  vestizione e la colazione, il Sig. Tizio,  simile ad un pesce, si tuffò nelle torbide acque del traffico.

Passeggiava calmo nel marciapiede, osservando il mondo come poteva osservarlo uno specchio, tanto che pareva non fosse lui a camminare nella città, ma la città a camminargli dentro.

Il sorriso continuava ad aleggiargli sulle labbra. Ma quel sorriso era connaturato con il Sig. Tizio. Appariva in tutte le poche foto che possedeva, persino nei documenti d’identità. Non era cambiato da quando era al mondo.

Eppure, a sentirlo, non pareva un uomo particolarmente felice. Per cui quel sorriso spiazzava. Non si sapeva se era un sorriso di soddisfazione, di partecipazione o di leggero sarcasmo nei confronti della realtà

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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