Abbagli

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Mi hanno offerto la presidenza
Dell’Allegria honoris causa
Credo che sia il più grosso granchio
Che si potesse prendere. Una giuria
Composta di grilli e nubi di tramonto
Chiassava sui bordi di un palchetto
Listato in oro. Con uno strano
Sorriso sopra i denti tenevo
Il discorso di ringraziamento
Come mi avessero
Macinato ossa, trippe e cervelletto.
 
Dal loggione si alzò qualcuno
Con sguardo e ginocchia da vecchio
Mostrandomi col dito
Scuoteva la testa. Mi bastò
Un breve inchino ufficiale
Verso la platea basita
Per lasciarmi dietro la porta
Un rumore di lampadari crollati
Di sospiri delusi
Di splendide donne impellicciate
.

Il canarino

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Svegliandosi, un bel giorno il Sig. Tizio si accorse di avere l’anima ingiallita. Ingiallita come le ultime falangi dell’indice e del medio della mano destra, sempre strette attorno ad una sigaretta.
Ma come non si preoccupava dell’alone di nicotina sulle dita, così provò solo una piccola insoddisfazione, un ennesimo piccolo fastidio che si aggiungeva ai tanti portati ormai dagli anni avanzati.
Del resto cosa avrebbe potuto fare in proposito? Cercare un lavasecco di anime? Suvvia!
L’anima è una cosa che ti segue dalla nascita come un cucciolo di cane, ti trotterella dietro annusandoti l’ombra, cresce con te, a volte come un osservatore spassionato, altre volte come un passante che incontri per strada e che sparisce dietro il prossimo angolo di un fabbricato.
“Ognuno si tiene l’anima che dio gli ha appioppato addosso al momento dell’ingresso nell’essere” si disse facendo spallucce e versandosi il residuo di caffè dalla moka.
Il Sig. Tizio, l’avrete capito, non era uno di quei personaggi amletici, aduso a crearsi quei problemi che riempiono i romanzi melodrammatici. Di problemi gli bastavano quelli che ogni santo giorno accumuava sulle sue magrissime spalle: un occhio che inizia a lacrimare e che aumenta di miopia, un dente che si muove e che minaccia la caduta e via discorrendo.
Quello che lo angosciava, tuttavia, era il pensiero che – al contrario dei tempi giovanili – era sicuro che ogni piccolo acciacco se lo sarebbe portato appresso sino alla fine. Non c’era più la speranza che migliorasse qualcosa, che qualche malanno sparisse. Il contrario era invece una certezza.
Il Sig. Tizio, la tazzina di caffè tiepido in mano, si portò verso la gabbia del canarino. Tolse il drappo scuro che la copriva e si mise ad osservare il piccolo essere che si risvegliava emettendo tenui pigolii.
Per un lungo minuto i due parvero osservarsi e il Sig. Tizio pensò che anche il canarino era giallo, come la sua anima.
Allungò la mano verso il piccolo portello della voliera e senza esitare lo spalancò. Poi si sedette tranquillo su una sedia e aspettò.
Sarebbe volato via?
Os, se almeno fosse volato via… almeno lui…

LE DOMANDE FONDAMENTALI DEL DIO PAFNUZ

mondo65

 

Il dio Pafnuz si recò nella caverna del Grande Responsore – colui che tutto sa, per porgli le tre domande fondamentali
– Chi siamo?
– Io il Grande Responsore, tu – presumo – sei il dio Pafnuz
– Da dove veniamo?
– Da lì (e indicò l’ingresso della caverna)
– Dove andiamo?
– Fuori dalle palle che adesso mi devo cambiare
E il dio Pafnuz uscì dalla caverna del Grande Responsore, finalmente con le risposte alle domande fondamentali

E il dio Pafnuz, rivolto la Grande Responsore, gli pose queste domande:
– Perché nell’Universo esiste il Male?
– Non sei pronto per comprendere la risposta
– Tu dimmela lo stesso
– Occhei. Nell’universo c’è il Male perché se non ci fosse non sarebbe Universo
– Non potrebbe esistere un Universo senza male?
– Si se potesse esistere un tutto senza le sue parti. Potrebbe esistere un 10 con 9 elementi?
– Ma il tutto potrebbe anche essere diverso
– Non sarebbe tutto allora
– Quindi nell’Universo esiste tutto?
– Tutto quello in grado di esistere. Certo che non esistono per esempio gli idioti intelligenti o i ferri di legno
– Ma potrebbe esistere un sottouniverso in cui il male non esiste
– Si ma solo perché sei idiota