Il canarino

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Svegliandosi, un bel giorno il Sig. Tizio si accorse di avere l’anima ingiallita. Ingiallita come le ultime falangi dell’indice e del medio della mano destra, sempre strette attorno ad una sigaretta.
Ma come non si preoccupava dell’alone di nicotina sulle dita, così provò solo una piccola insoddisfazione, un ennesimo piccolo fastidio che si aggiungeva ai tanti portati ormai dagli anni avanzati.
Del resto cosa avrebbe potuto fare in proposito? Cercare un lavasecco di anime? Suvvia!
L’anima è una cosa che ti segue dalla nascita come un cucciolo di cane, ti trotterella dietro annusandoti l’ombra, cresce con te, a volte come un osservatore spassionato, altre volte come un passante che incontri per strada e che sparisce dietro il prossimo angolo di un fabbricato.
“Ognuno si tiene l’anima che dio gli ha appioppato addosso al momento dell’ingresso nell’essere” si disse facendo spallucce e versandosi il residuo di caffè dalla moka.
Il Sig. Tizio, l’avrete capito, non era uno di quei personaggi amletici, aduso a crearsi quei problemi che riempiono i romanzi melodrammatici. Di problemi gli bastavano quelli che ogni santo giorno accumuava sulle sue magrissime spalle: un occhio che inizia a lacrimare e che aumenta di miopia, un dente che si muove e che minaccia la caduta e via discorrendo.
Quello che lo angosciava, tuttavia, era il pensiero che – al contrario dei tempi giovanili – era sicuro che ogni piccolo acciacco se lo sarebbe portato appresso sino alla fine. Non c’era più la speranza che migliorasse qualcosa, che qualche malanno sparisse. Il contrario era invece una certezza.
Il Sig. Tizio, la tazzina di caffè tiepido in mano, si portò verso la gabbia del canarino. Tolse il drappo scuro che la copriva e si mise ad osservare il piccolo essere che si risvegliava emettendo tenui pigolii.
Per un lungo minuto i due parvero osservarsi e il Sig. Tizio pensò che anche il canarino era giallo, come la sua anima.
Allungò la mano verso il piccolo portello della voliera e senza esitare lo spalancò. Poi si sedette tranquillo su una sedia e aspettò.
Sarebbe volato via?
Os, se almeno fosse volato via… almeno lui…

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

2 thoughts on “Il canarino

  1. alessiagenesis ha detto:

    Poesia è l impossibile reso possibile.Grazie ad esse non esistono anime ingiallite.

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  2. […] viaggio e forse nemmeno i “rifiuti” che restano impigliati nella zattera. Vi propongo Il canarino, breve racconto di un’anima ingiallita, di gabbie e di desideri di volo proiettati […]

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