Le favole di Pedro – La lavatrice otturata

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Un giorno la lavatrice del Sig. Tizio, dopo aver lanciato un lugubre lamento, si fermò di colpo con un rantolo pietoso, vomitando per terra l’acqua saponata dell’ultimo carico.
Il Sig. Tizio chiamò dunque il riparatore di lavatrici. Questo venne e come prima cosa chiese al Sig. Tizo che anticalcare usasse. Alla ingenua risposta del Sig. Tizio che non sapeva neanche cosa fosse l’anticalcare il riparatore di lavatrici divenne rosso e si incazzo talmente che estrasse dalla cassetta degli attrezzi un’ascia e fece a pezzi il Sig. Tizio.
Al che occorse chiamare uno della ditta di pulizia per liberare l’appartamento dalla schiuna e dai pezzi del fu Sig. Tizio sparsi per terra. Ma l’uomo delle pulizie volle prima sapere con che tipo di straccio facevano le pulizie in casa e alla risposta di un astante del condomio, corso a curiosare sul massacro, che affermò: “Uno qualunque”, l’uomo delle pulizie si incazzò come una iena e, estratto il mitra dalla borsa fece un macello. Schizzi di sangue si sparsero per tutte le pareti.
Al che bisognò chiamare un imbianchino. L’imbianchino, presa visione della raccapricciante scena e del sangue sulle pareti, chiese bonariamente a qualche sopravissuto che rantolava in un angolo, se la tinta andava del tipo antimuffa oppure semplice. Il derelitto, in un ansimo, sospirò di esserne all’oscuro. L’imbianchino, allora, preso da rabbia ancestrale, estrasse dalla borsa degli attrezzi una mina anticarro e la fece detonare, riducendo quanto ancora era rimasto ad un cumulo di macerie.
Al che bisognò chiamare un muratore che riparasse i danni…

 

La prima intervista della storia

Cattura

Intervista a Carlo Congia

Le favole di Pedro – Lo sgnizzo

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Un giorno alcuni pescatori erano in spiaggia intenti a spinare uno sgnizzo. Passo per caso un Tale che, avvicinatosi e presa visione di quanto facevano i pescatori disse loro: « Ma che state facendo? Questo non è uno sgnizzo! »
«E a lei cosa importa scusi ? – replicò quello che pareva il capo – È forse SUA la storia? L’ha inventata LEI forse? Certo è facile, con la pancia piena, arrivare e criticare gli altri. È facile senza essere stati disoccupati e aver sofferto la fame per mesi arrivare in spiaggia e fare il saputello! Si vergogni! Noi qui ci hanno chiamato per lavorare, non per ciarlare al vento con la saccoccia piena.»
«Rimane il fatto che quello che avete per le mani non è uno sgnizzo. Lo sgnizzo innanzitutto non ha…»
«Ma di cosa si impiccia? – lo interruppe bruscamente il pescatore – Non ha altre cose da fare che ficcare il naso negli affari degli altri?»
«È arrivato Mister sotutto!» sogghignò un altro pescatore.
«Io quando sento certa gente mi prudono le mani» disse un terzo dimenando il coltellaccio sopra la testa. «Vada a ficcare il naso nelle SUE favole e non rompa i coglioni in QUELLE degli altri. A noi il Signor Pedro ci da lavoro e se il Sig. Pedro dice: Ragazzi andate in spiaggia a spinare uno sgnizzo, noialtri mica si sta a filosofare o a fare i talkshow. Quello è roba per checche figli di papà. Per cui le consiglierei di girare alla larga.»
« Ma…»
I pescatori, a questo punto si rivoltarono come un sol uomo e presero a rincorrere il Tale. Lo raggiunsero quasi alla fine della spiaggia, gli tolsero tutti i vestiti e presero a spinarlo come poco prima facevano con lo sgnizzo.
«Cosa dite? Gli piacerà al Signor Pedro come abbiamo fatto finire la SUA favola?»

FINE

Rituale funzionante per il ritrovamento di oggetti smarriti

Le cose non si perdono. Spariscono solo negli universi paralleli di cui parlano alcuni fisici. Per ritrovarli occorre compiere questo semplice rituale: ammettiamo, per ipotesi, di aver perduto uno zainetto.
Allora: si esce da casa (perchè il rituale prevede che dobbiamo allontanare la nostra aura dall’oggetto smarrito), poi si va in un qualsiasi negozio di zaini della nostra città o paese.
A questo punto si sceglie uno zaino identico a quello perduto (sia per forma, per marca e colore). Lo si prende e ci si dirige alla cassa (che in questo caso è l’intermediario psichico fra il nostro universo e quelli paralleli).
Adesso viene il difficile: si deve avere qualcosa su cui convogliare il nostro richiamo metapsichico verso l’oggetto smarrito. Andrà bene qualunque oggetto magnetico (per esempio funziona molto bene una normalissima carta di credito). Concentratevi su di essa e pensate intensamente all’oggetto smarrito. Poi consegnatela al commesso insieme allo zainetto-simulacro.
A questo punto il commesso metterà lo zainetto in una busta e – se cortese – vi saluterà aprendovi anche la porta a vetri del negozio.
Uscite dal negozio senza voltarvi indietro (importante) e ritornate al vostro appartamento. Una volta qui depositate la busta nello sgabuzzino e sgombrate di nuovo la mente da qualunque pensiero negativo. Magari fatevi un aperitivo e attendete uno o due giorni. Al secondo giorno alzatevi e andate nel ripostiglio.
Non crederete ai vostri occhi, perchè il vostro zaino (quello che avevate perso) si è materializzato in quello nuovo, con una operazione che chiameremo transmigrazione molecolare!
E’ che si tratti davvero del vostro zainetto perso ve ne assicurerete controllando che è identico a quello smarrito, per marca, tipo e colore.

Il Sig. Tizio e le riforme costituzionali

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Il Sig. Tizio, dopo l’ennesima notte passata in bianco, si alzò per lavarsi e prepararsi la colazione. “Sono ormai dieci notti che non riesco a dormire – si disse sconsolato – Sarà a causa del mancato processo delle riforme?”
Una volta in cucina si accorse che il frigo e la dispensa erano desolatamente vuoti. Diede un occhiata al portafogli e si accorse che anche quello era nelle stesse condizioni. Alzò le spalle: “Beh, certo, questo è sicuramente colpa del mancato processo delle riforme istituzionali. Per fortuna questo calvario sta per finire”. Recuperò gli spiccioli da tutte le tasche dei pantaloni e delle giacche e riuscì a mettere insieme una somma che gli avrebbe permesso almeno di comprare il necessario.
Uscito per strada il solito ladruncolo di quartiere lo aspettava. Il Sig, Tizio si lasciò derubare il poco che gli era rimasto in tasca: “Poveraccio, anche lui deve vivere. Poi con il mancato processo delle riforme istituzionali, ovviamente, la vita è diventata ancora più dura e spietata”,
Si diresse quindi al posto di lavoro. Ai tornelli di ingresso si accorse che il suo tesserino non veniva riconosciuto. Pensò: “Si sarà smagnetizzato. Del resto… il mancato processo delle riforme istituzionali…”. Visto che non poteva entrare dovette chiamare il custode. Questo apparve dopo 5 minuti dal bordo della Gazzetta dello Sport che il Sig. Tizio, sulle prime aveva scambiato per un componente dell’arredamento della piccola garitta vestrata.
Il custode lo degnò appena di uno sguardo, sentì il problema, scorse un brogliaccio che aveva davanti e masticando vistosamente un panino con la mortadella, si limitò a dire verso il Sig. Tizio:
“È ovvio che non funziona, lei è appena stato licenziato.”
“Senza un preavviso?” domando timidamente il Sig. Tizio
“E da quando in qua, con il mancato processo delle riforme istituzionali, si deve avvisare se uno non serve più ad una Azienda?”
“Già” annuì il Sig. Tizio allontanandosi.
Cosa avrebbe fatto adesso? Ce l’avrebbe fatta a sopravvivere fino a che il processo delle riforme istituzionali fosse compiuto?
“Per fortuna manca poco e ormai i cittadini non vedono l’ora di vivere in un Paese con una bello e sano processo delle riforme istituzionali tutto nuovo di zecca. Vuol dire che dovrò arrangiarmi per qualche giorno”.
Visto che non aveva soldi si mise in fila alla mensa della Caritas. Scambiò qualche parola nell’attesa con un vecchietto che stava discutendo sul fatto che occorreva darsi una mossa con questo processo delle riforme istituzionali, che lui non poteva certo continuare così, che gli zingari, gli extracomunitari, la carestia, i ladrocini dei politici, l’abbaldraccamento totale in cui versava l’Italia, si sarebbero anche potuti tollerare, ma NON un processo delle riforme istituzionali bloccato. Questo andava aldilà di ogni sopportazione umana.
Il Sig, Tizio annuiva mentre procedeva nella fila. Si permise anche di suggerire al vecchietto di inserire nella sua catilinaria anche qualche paroletta circa i licenziamenti improvvisi.
Tornato a casa, il Sig, Tizio si stese a letto. La stanchezza cominciava a farsi sentire.
Abbassò le tapparelle fino a che la stanza divenne buia e chiuse gli occhi. E siccome non aveva altro da fare, fino a che non si fosse compiuto il processo delle riforme istituzionali, decise che sarebbe morto per qualche giorno per poi resuscitare a riforme compiute.
Chiuse gli occhi e si lasciò cullare dalla morte.
“Del resto anche la morte non sarà la stessa dopo il processo di riforme istituzionali”.
Fu l’ultimo pernsiero del fu Sig. Tizio.

LE FAVOLE DI PEDRO: il pescatore e la sirena

pescatore-sirenaC’era una volta un povero pescatore. Era così povero che poteva permettersi solo una piccola rete. La rete era così modesta che era quasi ridicola a vedersi.
Eppure tutti i giorni il pescatore usciva prima del tramonto a piazzare la sua piccola rete e ritornava la mattina presto con una pesca che sarebbe potuta stare intera in un unico piatto. Un giorno però , tirando su la rete, si accorse che questa era molto più pesante del solito e capì subito che le preghiere che lui e sua moglie rivolgevano al dio del mare erano state esaudite.
Con grande fatica tirò il tutto sulla piccola barca e non vi dico il suo stupore nell’accorgersi che impigliata fra le maglie era rimasta niente di meno che una sirena.
Appena vide il pescatore la sirena prese a piangere e promise, che se questi l’avesse liberata, avrebbe esaudito tre dei suoi desideri. Il pescatore accettò, mise la sirena in un sacco perché non fuggisse e tutto contento rientrò a casa ad avvisare la moglie perché insieme potessero decidere i tre desideri. Rientrato a casa però non trovò la moglie.
“Forse è dalla vicina ad aiutarla a fare il pane in cambio di qualche misera pagnotta”. Poggiò il sacco con cautela vicino al caminetto e si recò dalla vicina, ma la moglie non era lì.
“Forse è al fiume a lavare i panni per qualche centesimo” si disse allora. Ma arrivato al fiume vide che non era lì.
“Allora è sicuramente in chiesa a pregare il dio perché ci conceda una buona pesca”. Ma arrivato in chiesa vide che non era neppure lì.
Preoccupato e non sapendo dove cercare si diresse a casa.
Nel frattempo la moglie era rientrata a casa e visto il sacco pieno ringraziò e benedisse il signore per aver ascoltato le loro preghiere.
Fu così che quella sera il pescatore potè finalmente assaggiare il sapore di sirena fritta.

Il Sig. Tizio si lava

Il Sig. Tizio è a mollo in una vasca. Non si fa la doccia lui, perchè la ritiene volgare e da persone prive di immaginazione. Immerso nell’acqua rivà col ricordo a quando era immerso nel liquido amniotico, qual sottaceto vivente d’inestimabile pregio. Addirittura sprofonda la testa sott’acqua e sente il battito del cuore e riemerge con un sorriso confortante.
Poi si dedica al suo gioco prediletto: il passaggio del popolo eletto sul mar Morto. In questo caso il popolo eletto è rappresentato da una serie di paperelle di gomma e qualche soldato Jedi trovato nelle patatine. Mosè è impersonato dalla pregevole raffigurazione in scala 1:10 di Spongeboob, opera di un artista disneyano.
Lui ovviamente fa Dio che impreca e vuole essere pregato prima di compiere il miracolo di togliere il tappo in fondo alla vasca.
Aciugandosi Il Sig. Tizio ha un sorriso beato, quasi traluce nella penombra azzurrata del piccolo cesso.