Metafore tristi

cassiera

E’ come quando, giunti all’atto finale della spesa quotidiana al supermarket e quindi alla fila alla cassa (che non so perchè ci riporti alla mente la fila per recarsi alla comunione) ci apprestassimo alla nostra definitiva e giusta umiliazione, terrorizzati dalla semplice domanda della cassiera che ce la porgerà crudelmente, persino senza fissare i suoi occhi sulla nostra indegna persona:
“Ha la carta fedelta?”
Ecco che allora siamo come affogati dai sensi di colpa (perchè ovviamente quella magica carta che attesti la nostra fedeltà noi non l’abbiamo mai posseduta) e ci immergiamo in un oceano di contrizione e di giusta dannazione.
Allora eccoci – da bravi umani – fingere una sbadataggine per non ammettere la gravità della colpa:
“No, ce l’ho nell’altro portafogli purtroppo”, oppure: “Sono uscito di fretta!”.
Come se queste puerili scuse fossero accettabili.
Non lo sono affatto e lo vediamo scritto nel malcelato e beffardo sorriso della cassiera mentre passa gli “articoli” (di fede?) sopra l’occhio elettronico.
Il bip prodotto è la nostra sentenza definitiva.

Inappellabile.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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