Odi gastriche

esiodo

Sveglio, disteso sulla brandina,

odo il mio stomaco

cantare una nenia primordiale

fatta d’ancestrali succhi gastrici

inoperosi e tristi

stimolati da oniriche visioni

di infiniti banchetti luculliani.

Io sono solo il mio stomaco

e lo sento cantare una canzone triste

come quelle del gran Gianni Nazzaro

abbandonato dalla bella.

Sono il mio stomaco e ne son fiero.

E non ho voglia di versi leopardiani,

di occasi o siepi all’orizzonte,

di amori o malinconiche cazzate.

Sin che il mio essere non sia ripieno

del caldo abbraccio

di un sano spezzatino con patate,

al diavolo lo spleen e Bodelèr,

Sono il poeta della fame!

Ve possino ceccà o miserabili ricconi.

(Epigastro da Macedonia, “Odi affamate”)

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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