NEOLITICO

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Proprio all’estremo lembo del Cretaceo c’era un villaggio. Il suo nome, benché non fosse stata ancora inventata la scrittura, si sarebbe scritto pressapoco SGROAMST.
A capo del villaggio, che contava pochissime anime abbrutite dalla fame era il saggio Noam (parapioggia nel deserto), il vecchio che contava più ferite di tutti gli altri sgroamstiani.

Nel villaggio infatti diveniva capo colui che aveva più ferite da esporre, tanto che un giorno Frapp (lo scemo del villaggio) tentò di divenire capo gettandosi da “burrone impervio” a ovest del villaggio. Raccogliendo i resti sparsi per la china, i villici capirono che quella di Frapp non era stata una gran bella idea.

Da quando Gurd, l’inventore ufficiale del villaggio, aveva inventato il linguaggio sorsero alcune contestazioni al sistema delle cicatrici come unico criterio per il potere.

Gurd fu costretto a promettere la prossima invenzione della scrittura, con la quale i villici avrebbero potuto scrivere il loro curriculum vitae e candidarsi alla direzione del villaggio. Nel frattempo, la tradizione era quella che bisognava seguire.

La prima grande invenzione di Gurd fu quella della posizione eretta.

Quando tentò di esporla al capovillaggio, questi però fece tali smorfie di incomprensione che Gurd capì che prima avrebbe dovuto inventare qualcosa di più complicato, qualcosa che avrebbe permesso la trasmissione del pensiero fra i membri del piccolo villaggio.

Quando si mise all’opera capì subito che inventare il linguaggio era abbastanza facile, il difficile era come trasmetterlo in termini del tradizionale scimmico.

Ci provò indicando o gli oggetti e nominandoli. E fin qui era abbastanza semplice. Il problema venne con i verbi (anche se alcuni potevano essere mimati) ma soprattutto con gli avverbi, i sostantivi astratti, e la consecutio temporum.

Gli alunni sbuffavano e non capivano a cosa servisse poi tutta quella grande fatica. Che se ne facevano di un linguaggio? Avrebbe portato, il linguaggio, più roba da mangiare?

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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