La visita fiscale nell’antica Grecia

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Narrano che un giorno l’ispettore giudiziario si recò a casa di Fottide per notificargli l’omesso versamento della TASI.

Fottide guardò l’ispettore e gli chiese: “TASI? Che è ciò e perché dovrei pagarla?”

“È la tassa sui servizi indivisibili e la devi pagare perché così ha deciso il Consiglio degli anziani” rispose asciutto l’ispettore.

“Indivisibili?” chiese Fottide

“Già!” Rispose l’ispettore

“Ma se sono indivisibili, come possono essere pagati da un insieme di persone? Come posso dare una fetta di torta ad ogni mio commensale se la torta è indivisibile?”

“Non è la somma dei servizi ad essere indivisibile, bensì l’insieme degli stessi”

“Ma se l’insieme è indivisibile, come può la sua somma, essendo un accidente della sostanza essere invece divisibile?”

“No. Vuol dire che la totalità dei servizi ci costa TOT e quel TOT noi lo dividiamo per il numero di abitanti di Atene. Semplice.”

“Ma io non sono cittadino di Atene”

“Ma vivi qui, in casa d’affitto”

“Ma io non pago neanche l’affitto, in quanto nullatenente, figurati se pago le tasse per un bene non mio”

“Ma tu ne usufruisci lo stesso”

“E se io non pagassi?”

“Allora ti sequestrerò i beni fino alla somma dovuta”

“Accomodati”

L’ispettore giudiziario entrò nella caverna che Fottide aveva scelto come dimora nella periferia di Atene. Cercò qualcosa da pignorare ma trovò solo:

  • del nastro magnetico di una cassetta di Little Tonyade;
  • alcuni escrementi di blatta ben conservati;
  • un quadretto in cui era incorniciato un autografo di Don Lurio;
  • un mp3 di Pupiade appeso ad un gancio di legno, ma ormai ammuffito;
  • una copia di Novella 2000 A.C. usata per scopi evacuatori;
  • uno snocciola-olive artigianale in pietra:
  • tre giri di DO ormai inusabili;
  • un tappetino spelacchiato all’ingresso con scritto “TORNO SUBITO”;

ETC.

 

(Citato in “Il commercialismo in 30 lezioni” Ed. Faidatè, pag 210)

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Fottide e la politica

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Atene e gli ateniesi avevano in gran pregio la politica e andavano fieri di aver inventato la democrazia.

“Girano per l’intera Ellade tronfi e alteri, come avessero inventato gli assorbenti con le ali oppure il favellofono aifonico[1]” ebbe a dire Fottide sarcasticamente.

La democrazia ateniese infatti non lo convinceva. Per prima cosa era una democrazia sui generis (essendo considerati cittadini solo coloro che possedevano un minimo di beni, in secondo luogo non erano comprese assolutamente le quote rosa e non era previsto un adeguata rappresentanza delle minoranze, per esempio pazzi, poeti nullatenenti, schiavi, aedi in cassa integrazione, filosofi non iscritti all’Albo, extraterrestri, calciatori di serie B, estimatori delle scie chimiche, etc.

Che democrazia sarebbe? Continuava a rimproverare agli ateniesi?

 

Sunto della politica fottidea è che lo Stato deve limitarsi a farsi i cazzi suoi e non quelli dei cittadini. Chi è lo Stato per chiedermi dei soldi? Ci conosciamo sin da piccoli? Abbiamo fatto il militare insieme a Cuneo?

Con quale pretesa tu, Stato mi chiedi soldi se poi non puoi rendermeli?

È vero che lo Stato, promette di dare in cambio delle tasse versate alcuni servizi e protezioni. Ma ricordiamo che sono SOLO PROMESSE, al momento del mantenimento scopriremo infatti che con i soldi dati allo Stato ci saremmo potuti comprare le stesse cose, più in fretta e anche di migliore qualità.

Per quanto riguarda poi il governo dello Stato, la sua politica estera, Fottide riteneva che confidare le redini di uno Stato ad alcune persone elette o estratte a sorte fra il popolo era lo stesso che dare loro il compito di guidare le nubi, indirizzare i fulmini e regolare il termostato delle stagioni.

Per quanto riguarda poi la dialettica politica, ovvero i discorsi che i governanti fanno al popolo, è solo spreco immane di saliva e lo spreco di saliva richiede vino per ripristinare il tasso di umidità del corpo. Ecco dunque che la politica conveniva solo a bettolai, baristi e vinai.

 

Un giorno che si doveva procedere alle elezioni del nuovo Consiglio di Atene, venne trovato Fottide che giocava a briscola in una taverna e gli fu chiesto se avesse intenzione di votare.

«Me ne guardo bene» rispose. « E se poi prendo il vizio?».

[1] Strumento inventato dal Greco Stivgiobbide e che consentiva di scaricare applicazioni che servivano per poter scaricare applicazioni al fine di dire che uno aveva un sacco di applicazioni nel favellofono

Fottide da Mileto (parte seconda)

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I primi rudimenti di filosofia gli vennero dunque da qualche filosofo errante, sperso in viaggio per l’Attica, che per qualche piatto di minestra e qualche oliva era disposto a dare una piccola lezione di Etica o di Metafisica.
In carenza di aedi calcistici, benché i caprai non comprendessero una beata cippa, era comunque meglio che rientrare a casa fra le capre e la moglie che li ossessionava perché la portasse il sabato all’ IKEADE.

Fu così che in Fottide nacque la passione per la scienza e la conoscenza delle cose ultime (visto che non si sarebbe mai disturbato per conoscere le penultime).
Racimolati pochi soldi per il viaggio, Fottide, all’età di 16 anni, abbandonò capre e cavoli per recarsi nella vicina Mileto, a quell’epoca fiorente negli studi e nel commercio e sede di numerose scuole di pensiero.
Qui entrò nella scuola del famoso filosofo Idiotagora, che propugnava la salvezza dell’uomo solo mediante la fortuna, chiamata da lui Kulos.
“Il Kulos – sosteneva Idiotagora – ha creato il mondo dal caos primigenio e lo governa. In principio Kulos generò Superenalot, suo figlio, tramite ipostasi e da Superenalot nacquero Totip e l’Adamo primigenio. L’Adamo primigenio è portato, per sua stessa natura a cercare la propria completezza inseguendo Totip, la dea gemella, perché possano unirsi e procreare la stirpe degli umani.”

Gli insegnamenti di Idiottagora furono molto importanti per il giovane Fottide, anche se più importanti per il suo pensiero maturo furono le riunioni al “Bungabunga” bordello di lusso di Mileto dove si riuniva la creme de la creme intellettuale.
Rimasero famose per anni le cene, organizzate dal gestore, Silvide da Arcore, eleganti e sobrie e che vedevano la partecipazione delle menti più originali e creative dell’intera Grecia.

Finiti gli studi del trivio: Logica, Retorica e Premier League, Fottide compì anche gli studi del quadrivio: Metafisica, Metapratica, Metalogica e Metapolitica.
Nel contempo frequentò anche un corso di dizione e di inglese (che serve sempre).

A 18 anni Fottide prese il diploma di filosofo e poté guardarsi intorno per trovare un impiego. Aprire una scuola per conto suo non era nelle sue possibilità, visto che occorreva un certo capitale e la concorrenza era notevole. A quell’epoca la Grecia era un pullulare di filosofi, tanto che i cittadini s’erano un po’ rotti le scatole (come dicevano) di mantenere questa genia di fannulloni che si limitavano a chiacchierare per strada di cose assurde come l’ARKÈ, il NOUS e via discorrendo, e con la scusa del NOUS toccavano il sedere ai loro figli giovinetti.

Tentò dunque diversi concorsi: per usciere al palazzo del governo, per conferenziere, per portarotoli da qualche senatore ma l’unico posto che alla fine trovò fu nel McDonald del centro.

Tentò anche la strada dello spettacolo partecipando alla selezione per comparsa nelle commedie natalizie chiamate Kineppanettones, ma senza successo.

Fottide da Mileto

LA VITA

 A cura del Prof. Auguste Felicien de Mongoleau

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Fottide nacque in un villaggio di caprai presso Mileto. Suo bisnonno era un capraio, suo nonno un capraio mentre il padre si staccò dalla tradizione per fare il capraio (ma in leasing).

Il villaggio, Capràgene, contava pochi abitanti e un migliaio di capre. L’unico svago concesso era soltanto una Trattoria-Bar-Tabacchi “L’angolo della capra” in cui i caprai si ritiravano, dopo la giornata lavorativa per bere e seguire le partite del campionato di calcio Greco.

I più acculturati di voi si chiederanno: “Ma come facevano a seguire le partite visto che a quei tempi non esistevano ancora né la radio né la televisione?”.

Semplice: c’erano gli aedi erranti. Ogni villaggio si abbonava a qualcuno di essi (i più famosi erano Ameride e Ciottide) e così un aedo calcistico si recava la domenica nel paese per declamare le radiocronache in versi.

Di queste radiocronache epiche ci è rimasto un frammento, riportato nel poema epico “Novantesimo minuto” scritto molto probabilmente dal famoso aedo Brunopizzuleomene. I versi sono:

Cantami o diva del Tottide eccelso

Che molti cucchiai fece alla Juve

Ingannando l’accorto Buffon

 Non v’era altro nel paesino. Nessuna scuola, nessun cinema e neppure una miserabile scuola di filosofia.

Fottide stesso narra lo scoglionamento che lo prese, al giungere della giovinezza: neanche un miserabile calcio balilla per organizzare un torneo nel Bar.

Si dice che, preso dallo sconforto e dalla noia, avesse fondato, insieme a qualche coetaneo, un complessino per suonare nelle poche feste paesane: lo chiamò, ovviamente I PRESOCRATICI. Suonavano (con tamburi fatti di pelle di capra, flauti e violini con corde di budello di capra) dei pezzi di contestazione giovanile (che a quell’epoca non sapevano bene cosa fosse ma li piaceva il nome). Famoso per un breve periodo fu anche un loro pezzo che faceva:

Ma chi credete che noi siamo

Per i capelli che portiamo

Giravano infatti con dei capelli strani, che loro stessi avevano ideato e simili a quelli indossati dai cantanti della west coast, ma fatti di pelli di capra.