SILLOGISMI 1 – I CONTENTI

La Natura non fa salti

chi è contento fa però salti (almeno di gioia)

QUINDI

i contenti sono esseri innaturali

ma se sono innaturali

vuol dire che non li ha fatti la Natura

e allora chi li fa?

 

ci sono solo due possibilità:

1) si fanno da sé

2) li fa qualcun altro

 

La prima ipotesi è da scartare subito in quanto solo i miliardari si sono fatti da sé

ma siccome i miliardari non sono mai contenti (vedi Dallas)

QUINDI

chi è contento non essendo miliardario non può essersi fatto da se.

 

Riguardo alla seconda ipotesi potrebbe averli fatti Dio, ma ciò è improbabile perché la Bibbia dice che Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza.

 

Sorgono a questo punto due grossi problemi: come è possibile che i contenti somiglino a Dio che è sempre arrabbiato e quindi non è mai contento? E inoltre chi li avrebbe fatti gli altri uomini, quelli non contenti? e se anche questi li avesse fatti Dio allora Dio cos’è arrabbiato o contento?

E’ un grosso dilemma.

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Omaggio a Pino Garcia Market

cattura

La figura sicuramente più misteriosa e affascinante fra quelle dei poeti stramaledetti è sicuramente quella di Pino Garsia Market (detto anche Pino Treperdue).

Misteriosa perché le notizie che lo riguardano sono state finora talmente vaghe che i critici si sono sbizzarriti ad affidargli epoche e gesta biografiche al limite del fotoromanzo di quarta classe.

Solo ultimamente e in maniera del tutto casuale l’archeologo indiano Mandarmana Giovananda-Sterne, nella campagna condotta negli scavi sull’antico e regio canile imperiale di Manila, ha portato alla luce l’epistolario intercorso fra Garsia e il proprio consulente fiscale.

Inutile dire che, da allora, questo è diventato il documento fondamentale per le migliaia di biografi di Garsia Market (fra i quali spesso – diciamolo pure – si sono imboscati clandestinamente scrittori falliti di romanzetti rosa in cerca di visibilità che, approfittando delle scarse notizie biografiche del Market, hanno prodotto opere al limite del pornografico).

Ora finalmente sappiamo che le grandi opere di Garsia appartengono ad una persona dei nostri tempi e non ad un mercante fenicio del III secolo dopo Cristo, un venditore ambulante di cozze del periodo elisabettiano, cognato tra l’altro di Shakespeare e del Conte di Essex, un ispettore calabrese del XVII secolo famoso per la soluzione di casi di serial killer, o, infine, un geometra dell’Impero bizantino nel periodo antecedente alla caduta di Costantinopoli.

Niente di tutto questo: Garsia Market era un semplice cittadino della Repubblica Italiana nato nella stessa (sebbene in un luogo non ancora esplicito) nella metà del secolo scorso.

Sappiamo che compì regolari studi scolastici (sempre che il termine regolari si intenda in modo mooooolto elastico) fino a avere il debole petto insignito di un invidiabile diploma di maturità commerciale.

Ma ancor di più più conosciamo notizie sulla sua travagliatissima vita sentimentale e poetica, che è quella, alla fine che ci interessa e che ci da modo di poter scrivere qualcosa di interessante sotto il profilo erotico.

Per quanto riguarda le opere ci sono critici che rimangono stupiti dalla enorme produzione di Garsia Market sostenendo impossibile che i suoi versi possano raggiungere la cifra astronomica di dodici milioni di esametri (a tale numero infatti giungono gli scritti autografi) tanto che alcuni sostengono che Market avesse barato con la cronologia oppure che avesse trovato il modo di inventare una macchina del tempo.

 

La grande illusione

Improvvisamente, nel febbraio del 2018, gli italiani si svegliarono di colpo e capirono stupefatti che per tutti quegli anni Berlusconi non era mai esistito, non era stato altro che un allucinazione prodotta da Silvan in una serata del 1992 in TV. Illusionismo andato male e che voleva solo far credere al pubblico che la carta scelta da tutti era il 2 di picche. L’energia, mal convogliata, generò la grande allucinazione collettiva, creando un immaginario nano milanese settantenne arrapato che decise addirittura di fondare un partito. Ora Berlusconi non esisteva. Cosa peggiore: non era mai esistito. Vennero addirittura licenziati alcuni giornalisti, la sinistra italiana non si riprese più dallo choc e vennero azzerati tutti i vertici. Nel frattempo la gente riprese a vivere come sempre, nella solita miseria.

Un fedele

Joseph Sattler, 1894

 

Gli chiesi: “Perchè credi?”.
“Semplice – mi rispose – Credo perchè ho visto Dio”.
Mi limitai a guardarlo, aspettando che continuasse.
“Era in una antica soffitta, fra un cumulo di cose abbandonate, fra una vecchia bambola priva di un occhio e una radio a transistor sventrata. Lame di luce foravano l’incannucciato della copertura e in quelle lame danzavano corpuscoli luminosi, seguendo chissà quale musica celeste. Dio era lì, in mezzo a quel silenzio. Era un gomitolo di lana dal colore ormai indefinibile, impolverato e inutile. Dimenticato. Umile cosa fra le cose. Inservibile eppure tutto l’universo era stato creato da quel gomitolo. Dio era quel piccolo gomitolo.”
“Mi dirai che vaneggio – continuò. Eppure io, alla vista di quel gomitolo caddi in ginocchio e gli chiesi perdono.”
Detto questo mi volse le spalle. Come non ci fosse più bisogno di altre parole. Come se la riserva di parole concesse al Mondo, si fosse completamente esaurita.

L’accordatore di donne

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Giangianni era un accordatore di donne. Aveva dovuto inventarsi questa professione per l’impossibilità di trovare un qualunque altro tipo di occupazione tradizionale. Il lavoro richiedeva un buon orecchio e tanta passione, e lui, grazie alla Natura benigna ne era provvisto quanto un capitalista di banconote fruscianti. Non era facile mettere su questa attività ma il potenziale “target”, si era detto, risulatava enorme.
“Quante donne non sono stonate?” si diceva.
Quindi girava, con una vecchia Renault 4 su cui aveva piazzato un megafono collegato ad un ancor più vecchio registratore a cassette, percorrendo le strade delle lottizzazioni, dei piccoli villaggi o delle periferie delle città.
“È arrivato l’accordatore di donne – gracchiava il megafono, avete delle done scordate? il “LA” delle vostre mogli non è limpido e perfetto? Donne, È arrivato l’accordatore!”
Le tariffe erano ovviamente popolari. E dove passava Giangianni le donne che cantavano sotto la doccia o stendendo i panni alla finestra, erano un piacere a sentirsi. Certo, non tutto era rose e fiori e Giangianni dovette chiudere la sua benefica attività per un esposto, presentato alla Procura dai Conservatori della Nazione, per illecita concorrenza.
Giangianni dovette trovarsi un avvocato. Se lo scelse donna e per pagarla non potè far altro che ricambiare con una accordatura “de luxe” la più cara.
L’avvocato storse il naso.