Un fedele

Joseph Sattler, 1894

 

Gli chiesi: “Perchè credi?”.
“Semplice – mi rispose – Credo perchè ho visto Dio”.
Mi limitai a guardarlo, aspettando che continuasse.
“Era in una antica soffitta, fra un cumulo di cose abbandonate, fra una vecchia bambola priva di un occhio e una radio a transistor sventrata. Lame di luce foravano l’incannucciato della copertura e in quelle lame danzavano corpuscoli luminosi, seguendo chissà quale musica celeste. Dio era lì, in mezzo a quel silenzio. Era un gomitolo di lana dal colore ormai indefinibile, impolverato e inutile. Dimenticato. Umile cosa fra le cose. Inservibile eppure tutto l’universo era stato creato da quel gomitolo. Dio era quel piccolo gomitolo.”
“Mi dirai che vaneggio – continuò. Eppure io, alla vista di quel gomitolo caddi in ginocchio e gli chiesi perdono.”
Detto questo mi volse le spalle. Come non ci fosse più bisogno di altre parole. Come se la riserva di parole concesse al Mondo, si fosse completamente esaurita.

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Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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