L’inquilino

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Abito quaggiù, nella periferia delle tenebre
(via del Nulla angolo via dell’Oltremondo)
in un pietoso monovano
acquistato con mutuo rateale
che scade solo il giorno del giudizio

.

Mi affanno ma solo di pomeriggio
quando chino la testa sul guanciale.
Per il resto del tempo aspetto

.

Non che sappia il bersaglio dell’attesa
Ma attendo per un unico motivo
Non saprei che altro fare.

I dormienti

sonno

Se avete pietà, lasciateci qui
ai labili e quieti confini del sonno
coltivato da quando nascemmo.

Oltre i nostri guanciali non passi
l’assurdo e vano fragore
del vacuo respiro del mondo.

Fin dove arriva lo sguardo
dei nostri occhi mai aperti
ci culla amniotico il fiato
attenuato di quello che illusi
ancora chiamate col suono di vita.

Una farfalla

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«Una farfalla bianca con ricami neri che somigliavano a una scrittura si posò su un sasso accanto al fuoco e parve volersi scaldare o asciugare. Jakob le posò accanto una briciola di pane, ma essa rimase immota. La toccò, ma non si mosse, e capí allora ch’era morta. Il dolore dilagò in lui. Ecco una creatura che non avrebbe volato mai piú. Gli sarebbe piaciuto pronunciare l’elogio funebre di quell’insetto bellissimo che aveva vissuto per un sol giorno o anche meno, senza mai peccare. Le ali erano lisce come seta e rivestite di una polvere eterea; la farfalla poggiava sulla pietra come un cadavere avvolto nel sudario»

(I. B. SINGER, Lo schiavo)

Il ritorno

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La guerra di Troia è perduta. Mai la città fu incendiata e devastata. Al contrario l’esercito acheo, in preda alla confusione e all’anarchia, viene sconfitto e respinto dai Troiani. Una banda di smarriti fuggiaschi si disperde per l’Ellesponto in preda al terrore. Fra di essi Odisseo, che per tutto il viaggio di ritorno non fa che ricamare una storia alternativa, una giustificazione al fallimento e alla sconfitta: Troia è stata distrutta, Elena riportata a casa fra le braccia del grande Agamennone. Anzi, Troia fu persa grazie proprio all’astuzia sua, del prode Odisseo, il più astuto fra gli achei.
E ad ogni porto raggiunto, nelle dimore dei re, va raccontando questa eroica leggenda. La leggenda si gonfia, come una epidemia si dirama per l’ampio mare, fino a che giunge alle orecchie di un cieco aedo dal nome Omero. Costui decide di ricavarne un poema che narri degli eroi e della loro grande impresa.
Odisseo torna a casa, non trova nessuno ad aspettarlo. Non c’è nessuno che minaccia la fedeltà della sua sposa, Penelope, ormai anziana. In preda al più nero sconforto, consuma ciò che gli resta della sua vita nel vino. Racconta ai suoi le mirabolanti prodezze del viaggio.
Ma nei suoi occhi c’è come un velo, come una cortina che ne vela l’anima.

Hegel o non Hegel… questo è il problema

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Si domanda ironico il filosofo:

“Forse che la più preziosa idea

ciò che crediamo immune

da contingenza, alto vessillo

del nostro primato di pensanti

altro non è che puro gioco

del quale, al fine, scopriamo

l’inutile ripetitiva e fiacca vanità?”

.

Detto questo sorrise

fra le mani un piccolo fiore di cardo

appena strappato dal ciglio

di un marciapiede cittadino.

Tolstoj a proposito dell’uomo solo al comando

cattura

«Il capo di qualsiasi amministrazione, nei momenti di calma e di serenità, ha l’impressione che tutti i cittadini che gli sono stati affidati vivano unicamente grazie alle sue cure, e in questa coscienza della propria indispensabilità trova la più grande ricompensa al proprio lavoro e ai propri sforzi.
È naturale che, finché il mare della storia è tranquillo, chi dirige la fragile scialuppa tenendosi attaccato con un gancio alla nave del popolo, e in tal modo si muove anche lui, debba avere l’impressione che siano i suoi sforzi a far muovere la nave a cui è attaccato.
Ma basta che si levi la burrasca, che il mare si agiti e che la nave proceda più veloce, perché subito l’errore divenga impossibile. La nave procede col suo movimento autonomo e possente, il gancio non arriva più alla nave, e chi governa la scialuppa passa improvvisamente dal ruolo di dominatore, di fonte di forza, a quello di un insignificante, inutile e debole uomo.»

(Guerra e pace)