Il ribelle (incipit)

La prima volta che lo vidi ero affacciato alla finestra. Guardavo il flusso noioso del traffico e delle persone sotto un cielo velato dai fili di una sottile e triste pioggia autunnale.

Camminava col capo chino, con quel suo impermeabile scuro e sformato che rivestiva sgraziatamente il tronco, i cappelli lunghi e ricci che lucevano nella pioggia e le sue ali, ripiegate sul dorso, che compivano deboli e piccoli fremiti.

Aveva una mano poggiata sulla testa di una bambina – avrà avuto si è no 10 anni – che sembrava non accorgersi di lui e camminava dando la piccola mano alla mamma che la proteggeva con un brillante ombrello color malva.

Camminava senza far attenzione ai pedoni che gli venivano addosso e lo trapassavano, come fosse fatto di liquido.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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