Un ridicolo Ulisse

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Così, ogni giorno
quando nel Tempo è già notte
passeggiamo affiancati.
 
Io Ti addito, appena con il sorriso
le meraviglie e gli orrori
della mia ridicola odissea
Tu sembri diventata
solo un orecchio che ascolta il silenzio,
degli occhi che guardano il vuoto.
 
Si vede che non sei reale
(ma forse mai lo sei stata)
perchè non respiri
e non sorridi di disappunto
come eri maestra nel Tempo.
 
Si vede che sei
solo una impossibilità
una frattura del sentimento.
Perchè non esisti che qui
in un viaggio impossibile
lento, noioso
pieno di cose già viste.
 
Nel cielo appena
qualche aquilone che s’affanna a salire
Nessun mostro cattivo
nè sirene nè angeli.
 
Appena una porzione di azzurro
frammisto di grigio
.
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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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