Le disgrazie di Bufavino – 1

cattura

Eravi in quel di Costantinopoli, a parte il ben più noto arcivescovo che fecesi disarcivescostantinopolizzarsi, tale Bufavino da Carrada, figlio dello sfasciacarrozze di corte e uomo quanti altri mai presto e adatto all’uopo. Quale uopo lascione poi immaginar l’accorto lettore.

Costui era solito dispiegare le sue sere fra certe tavernette, o al limite caffèchantans, di Costantinopoli stessa o tutt’al più in balorde e misere salsiccerie o bartabacchi del lungofiume che a quei tempi volgèa le sue merdose sponde, infradiciate dei più riottosi rottami da pattumiera, fra il quartiere delle Allodole Citrulle e quello delle Servette Scollacciate, giù giù insino alla acropoli romantica e vetrata del senatus regionale.

Quivi non arrivava mai piccione ad impreziosire i marmi di deiezioni di cui invece il restante della cittade facea orgogliosa mostra al turista giapponese, ma anche a quello finlandese, che miravano tale elemento quasi fosse parte dell’arte e della cultura della grande capitale. Andavale infatti ritraendo con certe macchinette (clic, clic) atte allo scopo a memento di loro dipassata, accioché poi, tornati a lor magione, mostrarle a mo’ di trofei gioiosi al viciname tutto, fra la bava dell’invidia e di allibita stupefazione.

Bufalino adunque mostravasi in risme della peggior ispecie e amava mescersi al più vile pecorume (egli di pur nobil casato) et andava in compagnia di gergolai, fastieri d’infima ordinanza, girettini senz’arte ma anche senza parte, accorti e scaltri baldraccai, grugni di fichivendole ed era sì incline a perseguire in simile vacuo andazzo che il padre suo, che nomavasi, spesso ma pur volentieri, Viterbetto Viterbetti, e che veniva, guardacaso da quel di Viterbo, rivòlsesi per consilio a tale Rodriguez Amalia, di professione condirettrice di caseifici imperiali, dama di compagnia di certi industrialotti della zona, testimone di un certo Geova e assidua frequentatrice di telefilm e telenovelas di passione brasileira.

Costei, donna di piacevolissimo aspetto e dilettoso conversare (telefonare ore pasti, massima discrezione) uditane concione dal vecchio babbione, dissegli di non averne più pensiere; che avrebbe posto fine lei medesima alla merdosa china del pulzello suo figlio; che non sarebbele occorso manco due pleniluni per trasformare Bufavino e rinsavirlo a che si appiedasse correttamente e prestarsi all’uopo di bastone delle vecchie ossa di Viterbetto; che non stesse più a lamentarsi; che aveva chiara la situazione; che sì, che sì e che, infine la smettesse di far così lo scazzacazzo dato si che ci avrebbe messo lei adatta mano . Assicuronne quindi che tutto si sarebbe a tal modo sistemato che – lei stessa avrebbe potuto giurarci sul patrono di Copenaghen – il Bufavino non avrebbe mai e poi mai ad accompagnarsi con fichivendole o fastieri di sorta per quanto oro al mondo e che cazzo!

A simili parlari, il reale sfasciacarrozze andò pianpiano consolandosi e ringraziando Amalia, promisele che egli, Viterbetto, non era tipo che avrebbe saputo smentovare.

“OK “ disse Amalia “ma acciocchè mi riesca tutto il mio intento, avrebbi bisognanza di picciola sommetta, quasi un niente eh? fosse pure Bankamerican, onde addivvenire alla piena riuscita del filial ravvedimento. Viterbetto non vedendo in ciò ostacolo grandissimo, dissele che sì, era dispostissimo.

Dopo di ciò congedossi, molto garbatamente, e ritornò alla propria magione per disbrigare certe denunciazioni dei redditi annuali, con relativi scorpori e magagnette simili, tutto sicuro della riuscita della bagassona nel caso Bufavino.

Amalia, nel frattempo, coprissi di certe pellicette di visone, ingioiellossi vistosamente collo e braccia di certe pietroline luciccanti, ricoprissi le affusolate coscie di certi magniloquenti calzettoni trasparenti, di adeguata foggia (buco qui, buco là che parevan similari a certe atrezzatture marinare che i mozzi chiaman “reti”) e così carica di balocchi e profumi, concia quant’altre mai alla bisogna, diedesi a percorrere i portici di Costantinopoli in cerca del figliol prodigo.

[…]

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Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

One thought on “Le disgrazie di Bufavino – 1

  1. alessiagenesis ha detto:

    Ovviamente attendiamo il prosieguo, per sapere se Bufavino si presterà ad essere bastone che sorregge o che colpisce… Ma soprattutto chi è il patrono di Copenaghen?;)

    Mi piace

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